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the academia cultist

Ancora, la musica roteava sopra il vespro. L'ultima nota che suonarono fu quella dell'anima di Saturno, che aveva tanti anelli quante vite, tanti anni quanti cerchi di sfumature. Si sentiva perciò quest'ultimo accordo vezzeggiare nell'aria, librato come un delirio leggiadro, un abbraccio di tanti suoni fatti vibrare insieme ma un poco in dissonanza, poiché l'ultimo violinista si tagliò la mano sulla corda d'un cuore ligneo.

Ma ormai era arrivato l'inverno, l'orchestra era durata mesi.

In alto, l'ultimo lembo di luna calante.

Titolo: Il teatro delle Lune Nere
Autore: Nicole Fiameni
Editore: Self Publishing
Pagine: 78
Trama:"La Luna Nera mi aveva guidato come una segreta amante quando sperduto ero stato rapito da una maga. Ella forse era la fattucchiera, e certamente mi ha mostrato ciò che la gente crede di sapere ma non sa. Alla fine mi avrebbe svelato il suo nome? Mi avrebbe detto chi fossi io, chi fosse il Sole, chi fosse Dio, la Dea, gli uomini e gli elementi?"In questo racconto poetico, apocalittico e ambientalista, tu, lettore, ti troverai a viaggiare tra ere e luoghi, accompagnato da Dei, elementi, paesaggi. Alla fine, ripercorrendo la storia, comprenderai quanto abbiamo sottovalutato l'importanza e l'energia della Terra, la sua magia, di cui in realtà facciamo parte.




Introduzione
Il teatro delle Lune Nere è una raccolta di poesie di Nicole Fiameni di stampo gotico ma con un tema eco-solidale molto forte.
E' un bellissimo viaggio attraverso gli occhi dell* protagonista che si inoltra negli orrori di un mondo inquinato che cambia sia la sua prospettiva che l'ambiente che lo circonda. Un grido di dolore si espande da queste pagine che portano un messaggio davvero molto forte.

5 punti a favore di questa raccolta di poesie
  1. Lo stile – Sono sempre molto attirata dagli stili cupi e quello di Nicole è splendido: mi ha ricordato molto Edgar Allan Poe con un piccolo tocco alla Baudelaire, ma in chiave ovviamente totalmente diversa. Ho adorato il suo stile che sembra come la pennata di un archetto delle corde di un violino: delicata ma decisa e mai scontata soprattutto. Il suo stile non stanca mai e mi sono ritrovata a divorare ogni singola pagina con il cuore colmo di meraviglia.

  2. Le atmosfere – Se deciderete di leggere questa raccolta, vi consiglio l'ascolto dei Rosetta Stone, riescono a dare quel tocco di oscurità e decadimento di cui necessita questa opera. Proprio come un album dei Rosetta Stone, Il Teatro delle Lune Nere è capace di trasportare il lettore in un mondo fatto di nebbia e tenebre, ma senza mai spaventarlo. Un po' come faceva Lovecraft con i suoi primissimi racconti.

  3. Lettura perfetta per questa stagione – Ho letto questa raccolta durante il periodo di Halloween ma la trovo perfetta per tutto il periodo autunnale e invernale, per chi avesse bisogno di una lettura veloce ma alquanto poetica durante questi giorni freddi

  4. L'ambientazione – Se state cercando una lettura con ambientazioni fenomenali, questa raccolta offre degli scorci davvero fantastici: come se foste sulle ali di una creatura ammantata di tenebre, affronterete un viaggio alla scoperta di un mondo ormai decadente ma comunque colmo di una bellezza tutta sua

  5. Il tema – Il tema dell'ecologia e sul fatto che stiamo distruggendo il nostro pianeta è rilevante in questa raccolta e a me molto vicino; è una denuncia sociale a ciò che stiamo facendo alla Terra, a come la bellezza si sta degradando e a ciò che potremmo invece fare per salvarla.

Riassumendo...
Questa raccolta ha del gran potenziale e consiglio davvero di darle una possibilità a tutti gli amanti di poesia gotica



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Titolo: Oltre le fiamme
Autore: Filippo Rubulotta
Editore: Self Publishing
Pagine: 197
Trama: Londra, dicembre 1890.

Il gelo invernale stringe la capitale britannica in una morsa di ghiaccio, non fosse che un muro di fuoco si innalza nella notte: il circo sta bruciando!
Vic sa di cosa si tratta e sa ammansire le fiamme. Le ruba alle lanterne, vede le persone e il mondo attraverso, ma quei segreti sono il motivo per cui cupi inseguitori lo stanno braccando. Tra le vie oscure della Londra vittoriana, solo l’accademia sembra mostrargli la via della salvezza… almeno per il momento.
L’accademia non è però vuota. Nick e Ben sono costretti a rimanere lì a passare il Natale. È l’occasione per Nick per distaccarsi dalle aspettative del padre assente e superare le barriere che lo hanno sempre diviso da una vita più spontanea. Almeno fino a quando i segreti delle fiamme non lambiscono anche lui e l’amico Ben, e Vic piomba in accademia a scombussolare l’aura di regole e serietà. La domanda è: nasconderlo o denunciarlo?
Indagare nell’oscurità, però, significa lasciarsi alle spalle la luce delle fiamme e fidarsi ciecamente di chi ti accompagna attraverso. Riusciranno i tre ragazzi a mettere da parte le loro differenze e a fidarsi l'uno dell’altro per fronteggiare la minaccia incombente?


Introduzione

Oltre le fiamme è il romanzo d'esordio dell'autore Filippo Rubulotta, un fantasy young adult con un leggero setting che ammicca all'aesthetic light academia ambientata nella Londra vittoriana in  un'accademia militare maschile. La storia segue le vicende di Nick, Ben e Vic e ruota intorno ad un mondo magico nascosto, dove pian piano si scopriranno anche delle società segrete che intendono salvaguardare il mondo dalla magia.
Il romanzo è in prima persona singolare ed è narrato al presente, i temi principali sono quelli dell'amicizia e del coraggio, ed è un romanzo che consiglierei ad un pubblico molto più giovane rispetto a quello designato dall'autore.




Stile & Caratterizzazione dei personaggi

Cosa mi ha convinto di Oltre le fiamme?

Principalmente, ho adorato i personaggi, degli adolescenti che fanno cose da adolescenti –per una volta– e che mettono al primo posto l'amicizia: l'ho trovato realistico e ho trovato veri quei personaggi che l'autore ci presenta nel corso delle pagine, niente di astruso o complesso, ma ragazzini che si comportano in maniera naturale senza dover essere per forza dei Gary Stu ed eccellere per forza in ogni cosa; anzi, Nick e Ben spesso e volentieri nei guai e non ne combinano una giusta, uguale per Vic che si ritrova nei pasticci dal prologo in poi.
Però, devo ammettere che ciò che mi ha attirato di più è stata la trama: lì per lì mi sono detta

che potesse essere un dark academia per i rimandi al suo mondo accademico e per le società segrete, i misteri celati in questo piccolo pezzo di mondo, ma poi, dopo averlo letto, immagino che si adegui di più al setting light academia, non solo per i valori che instilla, ma persino per gli scenari (e anche perché non ci scappa il morto o qualcuno viene rapito, chiaro ingrediente di ogni romanzo con setting dark academia che si rispetti). 
Oltre le fiamme è positivo e per quanto la Londra vittoriana dovrebbe apparire oscura e tetra, perché è così che c'hanno insegnato i romanzi gotici, questo romanzo invece brilla e ti riscalda.
Un altro punto a suo favore è che è davvero scorrevole e si lascia leggere davvero in breve tempo: una lettura che ho trovato leggera e che ti da quelle vibes da focolare, adatto sia ad un periodo autunnale che a quello invernale. Filippo ha uno stile semplice ma questo non significa che sia banale e riesce davvero a darti quella sensazione di conforto che speri di trovare in un romanzo di questo tipo: tra l'altro dovrebbe essere solo il primo di una serie ed io sarò immensamente felice di vedere la trasformazione dell'arco narrativo, anche perché il finale ci lascia con un cliff hanger che deve essere soddisfatto.
Oltre le fiamme, quindi, rientra in quei romanzi light academia che sicuramente farei entrare nella mia top 10, e vanta anche una copertina di tutto rispetto e che attira quanto la sua trama.


Cosa non mi ha convinto di Oltre le fiamme?


L'unico mio appunto è che, come dicevo nell'introduzione, questo romanzo, la caratterizzazione dei personaggi dia più la sensazione che sia più adatto ad un format da middle grade, rispetto ad uno young adult, quindi sicuramente sarebbe da sistemare il tiro. Per tutta la narrazione, almeno finché non è stata precisata l'età dei personaggi, ho sempre pensato che avessero al massimo tredici o quattordici anni, sicuramente non sedici. Probabilmente è solo una percezione mia, però ho percepito questi ragazzini davvero molto più piccoli rispetto alla loro età.
Anche i plot twist non sono nulla di impressionabili, ma nonostante questo piccolo appunto,

sono riuscita ad apprezzare il tentativo: è difficile trovarmi sorpresa da alcuni dettagli, ci sono riusciti ben pochi romanzi quest'anno, quindi anche in questo punto posso dire che è assolutamente soggettivo.
Forse cercherei di rendere gli antagonisti meno stereotipati, perché ad un certo punto li percepivo come macchiette da cartone animato anni 90, tutti ghigni e prepotenza, quando sappiamo benissimo che il bello degli antagonisti è la loro diversità e hanno mille sfumature.
Per il resto, è un romanzo che sicuramente a me è piaciuto e consiglierei, vale la pena proseguire questa avventura anche perché di romanzi con questo tipo di setting (light academia) ce ne sono davvero pochissimi.


Riassumendo...

Ho finalmente trovato un ottimo young adult controparte dei miei adorati dark academia e ne sono rimasta soddisfatta: non mi annoiata, mi ha divertita, mi ha scaldato il cuore ed è riuscito a farmi apprezzare bene o male tutti i personaggi contenuti al suo interno.
Necessita di un'evoluzione? Assolutamente sì, ma non posso lamentarmi visto il gran lavoro di editing e lo stile che si è rivelato scorrevole e mai noioso, il che per me vale più di ogni altro aspetto, senza contare che la trama è davvero avvincente e può rivelarsi, via via, molto incalzante.
Sicuramente, attenderò i seguiti e ringrazio Filippo per la copia cartacea e soprattutto per avermi dato tanta fiducia. Hai un gioiellino e spero che questa recensione ti dia degli spunti per migliorarla, ma è già al top così. 
Un grazie anche a Giada che mi ha scelta per recensire questo romanzo: grazie di avermelo fatto conoscere e di aver pensato a me.




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Io sono, quindi scelgo di essere ciò che voglio essere. E allora, alla domanda di cosa c'è oltre me stesso, io risponderei le mie scelte.

Titolo: The Demon Diary
Autore: S. C. Falcon
Editore: Self Publishing
Pagine: 218
Trama: Hai idea di che maledizione sia nascere mezzo demone in un mondo perfetto? Arkel lo sa. La fame insaziabile di carne, il desiderio di uccidere chi lo ferisce, le sue molteplici ossessioni, sono solo alcuni degli impulsi comuni tra i suoi simili. Per questo motivo ha deciso di fare un viaggio nella sfavillante megalopoli, New Atlantis; spera di ottenere qualcosa che potrebbe placare le sue pene. Forse così riuscirà a vivere senza la paura di ferire la persona che ama in segreto e che non potrà mai avere. Ma le cose, per chi possiede un temperamento demoniaco e si muove in una realtà solo all'apparenza ideale, non sono così semplici.




Introduzione
The Demon Diary è il romanzo d'esordio e primo di una saga cyberpunk di S.C. Falcon, ambientata a New Atlantis nel 2300 circa, dalle tinte fortemente spicy e con un finale che sicuramente vi farà venire voglia di continuare questa storia. La storia segue le vicende di Arkel, giovane Nephilim alle prese con una vita di rinunce. Il romanzo tratta temi importanti come il razzismo, temi lgbtq+ tra cui la transizione e l'accettazione di sé. Il romanzo è in prima persona ed è narrato al presente, in modo che il narratore possa immedesimarsi e provare ad avere una certa empatia con Arkel e le sue peripezie nel mondo cyber di New Atlantis. Il worldbuilding è forse la vera chicca di questo primo romanzo.


Stile & Caratterizzazione del personaggio
Cosa mi ha convinto in the demon diary?
Sicuramente, una delle cose che ho apprezzato davvero tanto è l'ambientazione che a mio parere è veramente molto curata e si sente quel richiamo a Cyberpunk 2077 o al gioco di ruolo che poi ha ispirato il videogame: ci si sente realmente in un mondo futuristico, con nuove religioni, nuove attitudini e abitudini, razze aliene, ecc. Il tutto viene mischiato ad una vena dark che strizza l'occhio alla
mitologia cristiana: perchè ora nel nuovo mondo non vi è più una distinzione etnico-culturale, ma bensì di enzimi. I reietti della società, come Arkel, possiedono una percentuale di enzima V e vengono considerati abominevoli per la loro discendenza demoniaca: più la percentuale è alta nel sangue, maggiore è il pericolo che secondo la società questi Nephilim potrebbero comportare per il sistema. Questi Nephilim vengono controllati, tuttavia, per far sì che non cedano ai loro istinti, e hanno un Angelo Guida pronto a guarirli dal loro istinto demoniaco. In più, lo stile di S.C. Falcon è davvero molto scorrevole, tanto da non farti percepire queste 218 pagine di introduzione al mondo che lei stessa ha creato e che trovo molto interessante: mantiene un gergo semplice e di facile comprensione, cosa che lo rende molto veloce e piacevole da leggere. La copertina è di certo molto appealing e anche gli interni contengono delle belle illustrazioni che vanno a risaltare il suo aesthetic cyberpunk. La sessualità viene trattata molto bene e vi è una giusta rappresentazione LGBTQ+ (in particolar modo verso la bisessualità, il genderfluid e le transizioni), e si possono trovare molte scene spicy alquanto spinte tra i capitoli –se questo tipo di scene vi impressiona, allora non è il libro che fa per voi, perchè ne è davvero ricco–.

Cosa non mi ha convinto in the demon diary?
Ci sono alcuni punti a livello tecnico che mi hanno fatto storcere il naso ma che alla fin fine non hanno modificato il mio voto finale. Per la maggior parte di questo primo libro, ho trovato che fosse davvero
troppo uno slice of life e che Arkel non stesse facendo nulla di così entusiasmante se non mostrare come si divertiva in un'ipotetica vacanza con amici e famiglia, il che è interessante e funziona se vuoi mostrare il world building nello specifico, ma la cosa si dovrebbe fermare ad un certo punto e non continuare per buona parte del libro. Il meglio di questo romanzo viene alla fine, dove davvero ti tiene incollato alle pagine sino alla fine ed è lì che avresti desiderato che ci fosse meno life e più quella storia di spionaggio (perchè in effetti ha della spy story ad un certo punto), ed è solo alla fine che l'autrice ti mette quel tarlo, perchè la vera storia inizia solo allora. Perciò, per me, la prima parte del romanzo si poteva abbreviare, ma l'ho apprezzata perchè presenta una società futuristica con le sue regole e i suoi tabù. Questo però mi ha portato a riuscire ad empatizzare con Arkel solo verso il finale, perchè per tutto il romanzo mi è sembrato solo un ragazzino che si lamenta della sua condizione, con tutte le sue buone ragioni, ovviamente, però manca quel qualcosa che te lo fa amare, che ti sprona a metterti nei suoi panni, e quel qualcosa per me è arrivato solo nel finale. Un altro punto a sfavore di questo romanzo è che alcune volte ho trovato dei refusi: succede anche alle case editrici più grosse, quindi è impossibile che non possa capitare anche ad un romanzo auto-pubblicato.


Riassumendo...
Ci sono certamente delle cose da correggere, ma come inizio non è per niente male, considerando che di romanzi cyberpunk italiani ce ne sono davvero pochi e che questa dovrebbe essere una saga. The demon diary ci conquista per il suo worldbuilding e per l'ambientazione, penso che possa avere il potenziale per sviluppare una storia niente male, togliendo tutto il filler che gli è stato inserito che capisco sia messo in quel punto proprio per descrivere la società e che può funzionare in un primo volume, ma poi il lettore si vuole concentrare sulla storia. In ogni caso, sono contenta di aver scoperto questo titolo e spero di leggere prossimamente anche il seguito: voglio davvero capire dove vuole andare a parare la storia di Arkel e vederlo alle prese con altre peripezie.























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Titolo: Oltre le fiamme
Autore: Filippo Rubulotta
Editore: Self publishing
Pagine: 192
Formato: cartaceo(rigida e flessibile), ebook su Kindle Unlimited

Trama: Londra, 1890.
Un muro di fuoco illumina la notte della capitale britannica.
Vic, insieme ai suoi segreti, è in fuga da misteriosi inseguitori dotati di oscuri
poteri. Solo la luce delle fiamme e un foglio sgualcito sembrano potergli indicare
la via della salvezza.
Nick, giovane cadetto, si appresta a passare l’ennesimo Natale alla St. John, dove
stringe un solido legame con Ben, uno dei pochi compagni rimasti con lui in
accademia. L’amicizia, tra dormitori e baruffe, è il collante che li spinge a superare
traumi e mancanze.
Ma quando le loro strade si incroceranno con quella di Vic, dovranno misurarsi
con delle scelte che si riveleranno più rischiose di quanto avrebbero mai potuto
immaginare.
Neanche la vita sicura in accademia è esente dalle minacce che tallonano Vic e
solo una collaborazione affiatata può salvarli da conseguenze pronte a
minacciare le loro giovani vite.

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Ero lì: un oggetto infinito incastonato nell'infinita architettura della casa.

Titolo: Catherine House
Autore: Elisabeth Thomas
Editore: Mondadori
Pagine: 336
Trama: Nascosta tra le foreste della Pennsylvania, Catherine House è una scuola d'eccellenza che ha sfornato premi Nobel, giudici della Corte suprema e personalità di primo piano nel mondo dell'arte, della cultura e della politica. I suoi criteri di ammissione sono rigidissimi, e le poche persone che ogni anno superano la selezione avranno vitto, alloggio e istruzione gratuiti, ma per tre anni – estati comprese – saranno completamente tagliate fuori dal mondo esterno: niente visite, telefonate, televisione, musica… Alla fine, però, avranno davanti a sé carriere brillanti, potere e prestigio in qualunque campo desiderino. Per Ines Murillo, Catherine House è la cosa più vicina a una casa che abbia mai avuto. Ma i rigidi rituali della scuola presto trasformano l'edificio in una prigione tanto affascinante quanto ambigua. E quando scoppia la tragedia, Ines inizia a sospettare che l'istituto nasconda un pericoloso segreto.

Introduzione
Catherine House sembra essere il nuovo titolo da aggiungere alla lista di quei romanzi che rimandano fortemente alle vibes dark academia, dove l'ambientazione si staglia in un esclusivo college in cui si viene ammessi per rigidi test e lunghi colloqui, dove è richiesto impegno costante, ma come se tutto ciò non fosse abbastanza, una facoltà unica nel suo genere rende questo college particolare: lo studio dei nuovi materiali. E sono proprio i nuovi materiali il vero mistero di Catherine. Nel romanzo sarà comunque facile comprendere qual è realmente il fattore che Catherine cerca in ogni studente, ma la vera domanda da porsi, leggendo la quarta di copertina è la seguente: Catherine nasconde davvero un segreto così pericoloso e misterioso come ci vogliono far credere?


Stile
La risposta a questa domanda è: assolutamente no, per varie ragioni, ma direi che la principale è che viene data la spiegazione di questo "enorme" segreto al primo anno di permanenza di Ines, la nostra protagonista fancazzista di cui parleremo più tardi. Il fatto è che non sarebbe nemmeno un libro malvagio, peccato che più si va avanti più scada nella ripetitività, sino a farti capire che un vero mistero
non c'è mai stato, e la spiegazione a questo mistero è alquanto banale e scontata. Ho resistito fino alla fine sperando che la Thomas mi desse una spiegazione molto più colorita e non ciò che alla fine si è scoperto. Tra l'altro, il libro non è altro che il copia e incolla del primo anno con qualche leggera modifica: i capitoli si susseguono parlando della vita di Ines a Catherine in cui studia (ogni tanto), scopa, si ubriaca, dorme. Questa è la sua routine. Ogni tanto svanisce qualcuno, inspiegabilmente, e nessuno se ne cura più. Tutto questo viene vissuto con una passività tale che sinceramente non trovavo da Non lasciarmi di Ishiguro che, quantomeno, una spiegazione più accettabile alla passività dei personaggi ce l'ha eccome. Difficilmente trovo che i romanzi con questo tipo di vibes siano noiosi, e Catherine non lo è totalmente e non lo accosterei mai al livello di noia che mi ha creato Mandibula della Ojeda, ad esempio, però non brilla per originalità e non ha niente che lo possa far spiccare come la Nona Casa della Bardugo. L'ho trovato senza infamia e senza lode, uno di quei libri dimenticabili che potresti riassumere –e sì, ho fatto la prova– in cinque righe. Come se non bastasse, il finale è davvero raffazzonato e non ti da la minima soddisfazione, dopo aver arrancato per le ultime 50 o 100 pagine, io penso che sì, me lo meritavo un finale decente e con un po' più di pathos. Comunque, la Thomas non scrive male, era partita con buoni presupposti e anche se il romanzo si è rivelato tanto fumo e poco arrosto, ha comunque uno stile piacevole e penso che in futuro vorrò leggere qualcos'altro di suo, ma non mi verrebbe da dire che questo suo romanzo si stabilisce tra i migliori di quest'anno.

Caratterizzazione dei personaggi
Sebbene nella vita di Ines gravitino almeno la bellezza di sei o sette personaggi secondari, quelli veramente importanti potrebbero essere davvero tre che influiscono davvero sulla sua psiche, tra cui Yaya, Theo e Viktoria. Non ho inserito Baby perchè, in un certo senso, lei è il motivo per cui Ines, alla fine, si inoltra per cercare di scoprire il segreto di Catherine –quando in realtà era sempre stato davanti
ai suoi occhi, ma dettagli–. Ines è un personaggio con cui non ho empatizzato per niente e con cui penso che sia difficile empatizzare perchè, oltre ad essere passiva, è una persona che non ha il minimo impulso vitale, nè principi se per questo: è come se ci trovassimo davanti ad un automa, una macchina che fa ciò che le viene detto. Personalmente, non ho trovato un'anima in questo personaggio e forse è anche per questo che più si va avanti a leggere, più non si trovino motivi per farsela piacere. A differenza di Ines, però, i personaggi secondari sono più colorati, più vivi, maggiormente caratterizzati: non capisco francamente la scelta che ha voluto fare l'autrice, perchè rendere un personaggio principale così grigio, mentre i secondari –che hanno minor peso sulla storia– dovrebbero essere meglio caratterizzati? Mi sembra che la Thomas abbia voluto fare qualcosa di sperimentale come aveva fatto la Awad in Bunny(che vi consiglio perchè è davvero un prodotto valido a confronto di ciò che ci propina la Thomas) alla quale a mio parere vi sono dei chiari richiami –anche qui, conigli everywhere–, ma che non vengono sfruttati come dovrebbero.


Riassumendo...
Come ho detto, c'erano buoni presupposti, ma sfruttati molto male da una penna che secondo me è molto acerba: lo stile c'è, ma secondo me bisogna andare un po' oltre e sperimentare qualcosa di un pochino più complesso, specialmente sul piano della caratterizzazione. Ammetto che avevo ottime aspettative e sono state quasi completamente deluse, e a me dispiace dire che me lo sentivo, in un angolino recondito all'interno dell'istinto, ma ho sempre fiducia nei libri, specie in quelli con vibes dark academia perchè non mi hanno mai deluso, eccetto rarissimi casi. Questo è uno tra questi? Sì e no: diciamo che avrebbe potuto dare di più, ma non mi va di classificarlo come pessimo perchè in fondo è stata una lettura abbastanza piacevole.























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Titolo: Keemar vol 1-2-3
Autore: G. McAnton
Pagine: Vol.1 (235), vol 2 (240), vol 3 (208)
Trama: Keemar (le Markee) è un posto reale in cui i protagonisti sono i lettori.
Non un comune romanzo, ma un Real Fantasy, una storia nella storia.
Luoghi, personaggi, ambienti, tutti a portata di chi vorrà immergersi in prima persona in una storia fantastica.
Un intero mondo a disposizione di avventurieri capaci di ripercorrere le tracce dei protagonisti e di vivere la propria passione.



Introduzione

Bisogna fare un piccolo disclaimer prima di iniziare: innanzitutto, questo non è un libro game, anche se la quarta di copertina potrebbe trarre in inganno; è un high fantasy puro e semplice, tra pregi e difetti che spero di portare alla luce al meglio delle mie possibilità. L'ambientazione prende spunto dalle Marche stesse ed è l'aspetto che mi ha più attirato di questa trilogia. A questa trilogia è stato poi ispirato il Fiastra Fantasy che ha luogo a Fiastra, per l'appunto, ogni anno a Settembre per rievocare gli eventi contenuti in questo romanzo: se deciderete di leggerla, è un evento che vi consiglio e che potrebbe sorprendervi perchè originale e particolare.

Pregi e difetti
Alla fine ho voluto riassumere questa recensione in tre pregi e tre difetti per equilibrare un po' le cose e cercare di essere più specifica: nel complesso, penso che questa trilogia non mi sia dispiaciuta, ha qualche difetto che dovrebbe essere migliorato, ma tutto sommato mi ha divertita, ha degli ottimi colpi di scena e mantiene ciò che considero gli standard dell'high fantasy senza aggiungere o togliere nulla a quello che ho già letto in passato, quindi inizierò sicuramente ad elencarne i pregi.
L'ambientazione: sebbene sia solo accennata e avrei preferito un maggior approfondimento, essendomi innamorata della regione in cui vivo non potevo che apprezzare che questa trilogia fosse ambientata proprio qui, anche se i riferimenti non sono sempre ben comprensibili, lo ammetto. Il world building è semplice ma efficace, inserisce un buon numero delle classiche razze del fantasy classico per come lo conosciamo –per chi non capisse, intendiamo le razze basilari che autori come Tolkien, Goodkind e simili hanno portato prima del nostro tempo, quindi nani, elfi, umani, orchi e i mezzosangue, ossia umani che hanno mischiato i loro geni con le razze sopracitate–, aggiungendo anche gli elfi oscuri che però vengono portati alla luce soltanto nel terzo e ultimo capitolo della serie. Keemar mantiene i punti classici del fantasy, non toglie e non aggiunge niente, come vorrebbe un romanzo high fantasy per antonomasia.
La storia: ho apprezzato davvero molto la storia, nonostante non sia niente di così originale e che ricorda molte altre opere che ho letto in precedenza, ma ha una sua profondità e sa intrattenere. Mantiene gli stessi clichè e tropes che altri high fantasy prima di lui hanno utilizzato: il prescelto, un viaggio per ristabile l'ordine nelle cose, una forza malvagia pronta a distruggere il mondo per come lo conosciamo, un amore che in sostanza era proibito ma poteva esistere, un mago malvagio che tesse le trame del destino dietro le quinte. Ha la ricetta base di qualsiasi high fantasy, e come dissi in altre recensioni, questo genere si fonda sui clichè per poi svilupparsi in maniera intrinseca e diversa rispetto ad altre opere, e quindi anche Keemar segue questo semplice procedimento.
I plot twist: vogliamo chiamarli col loro nome italiano? Colpi di scena. Devo dire che sia nel primo che nel secondo, quest'opera mi ha dato soddisfazioni sempre maggiori a livello di colpi di scena, trovate narrative geniali che lo hanno reso davvero interessante, cosa che non ho potuto dire invece del terzo volume perchè per me è stato davvero piatto, rispetto a quanto è stato movimentata tutta la scena nel primo e nel secondo volume, però c'era da aspettarselo: dopo aver fatto tanto nei primi due volumi, che secondo me sono impareggiabili rispetto al terzo che è molto più deludente, non potevano uscire tutti e tre col buco perfetto. In sostanza, comunque, vi sono stati davvero numerosi colpi di scena che mi hanno sorpresa e mi hanno tenuta incollata alle pagine tanto da sconvolgermi.

Passiamo quindi ai tre difetti della trilogia: come sempre, penso che nessuna opera riesca perfetta e presenti sempre qualche schema che andrebbe corretto, il gusto comunque è soggettivo e magari sono aspetti che hanno fatto pensare solo alla sottoscritta, quindi vedrò di essere sintetica ma esaustiva.
La quarta di copertina: non è un vero e proprio difetto, ma come spiegavo in altre recensioni, le quarte di copertina devono essere chiare e veritiere e secondo me questa non lo è, perchè se siete avezzi al gioco di ruolo o ai libri game, questo all'apparenza potrebbe sembrarlo, leggendo la quarta, e invece non lo è, è un romanzo high fantasy, speciale a suo modo, ma di certo non è ciò che riporta la sua quarta. Penso che andrebbe riscritta con una sintesi di ciò che il lettore si troverà davanti, di cosa tratta, cosa narra, quale dovrebbe essere il suo scopo narrativo, perchè così non è chiaro e solo arrivando alla fine della trilogia lo si può comprendere, ma in un primo approcio, devo essere sincera, avrei pensato che si trattasse di un libro game. Il fatto poi che la trilogia non si trovi su un e-commerce come Amazon penalizza moltissimo per chi magari volesse acquistarlo.
La caratterizzazione dei personaggi: capisco che l'autore abbia scelto di non descrivere la fisicità dei propri personaggi, o meglio, di farlo in maniera praticamente blanda per permettere al lettore completa immaginazione su di essi, ma per me (e tendo a sottolineare questo aspetto) poter avere delle informazioni anche striminzite di com'è un personaggio è davvero essenziale. Questo però non è l'aspetto rilevante, perchè è persino trascurabile, ma oltre a non aver empatizzato praticamente con nessuno dei personaggi citati se non con un paio –e guarda caso quelli che avevano una dubbia moralità–, li ho trovati abbastanza uguali tutti quanti. Se non ci fossero stati i nomi a puntualizzare chi faceva cosa e chi diceva tale frase, non avrei mai capito a chi si riferiva, e questo secondo me è il grande difetto di questi romanzi.
Il finale: devo dirlo, per me è stato abbastanza scontato e anche il colpo di scena che ci sarebbe dovuto essere, in realtà, lo avevo sospettato sin da metà del secondo libro anche se pensavo di sbagliarmi. Non sono una grande fan dei finali aperti, anzi, proprio per niente: ho sempre criticato Haruki Murakami per lasciare troppo in sospeso, ma anche Keemar si chiude con un finale che non è un finale. Scelte narrative per lasciare, ancora una volta, al lettore l'arduo compito di immaginarsi come effettivamente continuava questa trilogia? Non lo so, ma la cosa secondo me non funziona, taglia troppo di netto lasciando l'amaro in bocca e una buona dose di rabbia, Avrei preferito venti pagine in più di spiegazione, ma ovviamente non sono io l'autrice e ho solo il compito di dare le mie impressioni su quest'opera.

Riassumendo...
In conclusione, penso di essere stata abbastanza esaustiva nel dire ciò che penso di questa opera: nel complesso, mi è piaciuta, mi ha dato soddisfazioni e delusioni, G. McAnton ha uno stile molto personale e distintivo e penso dovrebbe continuare a sfornare altro, invece di fermarsi –e perchè no? persino sul Keemar–. Come ho detto, le opere non sono perfette ed è difficile non trovare difetti anche in quelle che tanto adoriamo (credo di poter nominare forse un paio di titoli in cui non sono riuscita a trovarne, quindi è praticamente impossibile). Spero che chi deciderà di leggere questa trilogia scopra la magia di cui è pregno e che riesca a farsi travolgere da quest'avventura, ne vale senz'altro la pena.
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Ridi quando dovresti piangere, piangi quando dovresti ridere, tifi per il cattivo e provi proprio la stessa furia che prova lui. L'eroe ti sta sul cazzo, è lo specchio dell'ipocrisia di una società stanca, noiosa, ripetitiva e falsamente moralista. Poi non te ne frega più un cazzo di niente.

Titolo: Egofobia
Autore: Michela Mosca
Editore: NUA Edizioni
Pagine: 289
Trama: Thomas Horton Parker è un giovane del suo tempo: disilluso, cinico, dipendente dalla tecnologia e solitario. Quello che, da alcuni anni, viene definito con un termine preciso: hikikomori. La sua vita prende una piega bizzarra quando, a seguito della procedura per il trattamento forzato della sindrome H, Thomas viene prelevato e internato presso l’Institute of Rare Mental Patology, un ospedale psichiatrico rinomato.
Qui, il giovane Thomas dovrà fare a patti con i suoi tormenti, e affrontare le sue paure più profonde. Presso la stessa struttura, nell’ala delle patologie rare, viene ospitata Meredith, una ragazza affetta da un disturbo psichico rarissimo: la sindrome di Cotard, o delirio da negazione. Le vite dei due giovani si intrecceranno in maniera inaspettata, producendo caos e discordia in un mondo che è già crollato a pezzi.


Introduzione
« Cosa stai cercando di dirmi? »
« Che la mente è potente, Thomas. Crea la tua realtà e le da forma, crea i tuoi angeli protettori, e i tuoi demoni. E quando alimenta questi ultimi a tal punto da farti provare sensazioni così vivide, ha davvero importanza tracciare una linea di confine tra ciò che è reale, e ciò che è fittizio?
Egofobia è il terzo romanzo pubblicato dall'autrice Michela Mosca, nata a Padova nel 1996: prima di questo volume, ha infatti pubblicato The Violet Society –un thriller psicologico– e Stories from the other side –una raccolta di racconti horror– tramite Amazon. Mi piace sostenere gli autori emergenti, specie se della mia stessa città e specie se hanno il talento di Michela, a cui devo fare i complimenti e spero che questa recensione serva proprio a farvi capire il vero potenziale di quest'autrice. Più che un romanzo sci-fi, Egofobia è prima di tutto un romanzo psicologico ma anche una miscela portentosa di mistery e thriller con dei gran colpi di scena, perciò diciamo che la fantascienza ha un ruolo pressochè di background e non ha grande rilevanza, ma ciò non mi ha comunque fermata dal leggerlo, anche se voglio specificare che la prima parte della quarta di copertina può essere un po' fuorviante, perchè se cercate un degno sostituto di Ready Player One, non è di certo questo (e non intendo dire che non è un romanzo ottimo, ma non ha nulla da spartire con il romanzo di Ernest Cline)


Stile
« Il punto è, amico, che tutti noi, alla fine, abbiamo un debole per le storie d'amore tragiche. Sai perchè è così? » 
« Illuminami » 
« Perchè sono eterne. Pensaci: sono brevi, intense, tutta la parte romantica si concentra in un periodo circoscritto, senza scadere mai nella monotonia e senza che vi sia spazio per l'emergere delle debolezze umane. »
Egofobia è entrato a far parte della mia top 5 di romanzi emergenti italiani che preferisco e che consiglierò a vita proprio perchè è di per sè un'opera che ho trovato sublime, sia nella cura dei particolari, che nello stile e nella caratterizzazione dei personaggi. Lo stile di Michela non è mai banale, nè troppo complesso nè troppo semplice, una giusta via di mezzo che rende il tutto molto vivido e interessante: riesce a descrivere alla perfezione le percezioni dei propri personaggi e a
rendere il tutto scorrevole e mai pesante, il che per me è un grandissimo pregio; in più, è stata capace di rendere al meglio tutti i disturbi da lei trattati –perchè è pur sempre un romanzo che ruota attorno alle malattie mentali– in maniera dignitosa e preparata, segno che vi è stato molto studio dietro alla stesura di questo romanzo, ed apprezzo sempre chi si prodiga nello studio di ciò che tratterà il proprio romanzo (purtroppo non è così scontato, ho riscontrato tantissime ineguatezze nel corso delle varie letture che ho fatto col tempo, ma di certo questo non rientra in questa categoria). La storia viene ambientata in America, a vent'anni circa dal nostro presente: seguiamo la storia di Thomas (un hikikimori) e del dottor Aristotle Lear (uno psichiatra a capo di un istituto psichiatrico di fama mondiale); a questi due bisogna poi aggiungere l'arrivo di Meredith, affetta dalla sindrome di Cotard (un disturbo in cui il paziente crede di essere un cadavere) che darà una piega sia più romantica che sinistra alla storia. In un certo senso, ho trovato questa storia tanto bella quanto malata (ma nel senso positivo del termine), e come dicevo, via via che la si continua a leggere si complicherà e si infittirà al punto di prendere una piega imprevedibile, al punto da diventare molto più mistery che sci-fi: non era ciò che mi aspettavo, ma la sua imprevedibilità è il suo punto di forza. Come dicevo nell'introduzione, la trama può essere fuorviante, mi aspettavo tutt'altro, eppure non ho disdegnato la piega che ha preso e che lo rende fantastico così com'è –però NUA dovrebbe chiarire la quarta di copertina, a scanso di equivoci–; perciò, se siete alla ricerca di un romanzo puramente psicologico, con una bella storia avvincente, grandi colpi di scena e un finale non decisamente lieto, Egofobia fa per voi.

Caratterizzazione dei personaggi
I tre personaggi principali di Egofobia sono tutti ben caratterizzati: si passa da un POV in prima persona di Thomas ad uno in terza per il dottor Lear, mentre Meredith, invece, appare in entrambi i POV, raccontata dai due protagonisti.
Con Thomas non sono partita subito ad empatizzare, ma penso sia stata una cosa voluta dall'autrice: più si va avanti e più ci si affeziona a questo ragazzo, a questo piccolo disadattato che trovo abbia un cuore grande e candido, sebbene i propri complessi e disturbi. E' difficile arrivare alla fine e non provare una certa tenerezza nei suoi confronti e, se possibile, addirittura provare una certa pena nel finale per ciò che diventa.
Per Lear non è stato amore a prima vista di certo, anzi: per buona metà del romanzo, devo ammettere
che ero altalenante, non sapevo se rimanere neutrale o apprezzarlo, perché effettivamente ci sono degli sprazzi e dei momenti in cui sei indeciso su che emozioni provare con questo personaggio, e lo capisci solo superata la metà, o quantomeno a me è successo in questa maniera, di provare una forte empatia con lui, trovarlo addirittura carismatico, e dispiacerti per lui nel finale.
Meredith, invece, è l'unico personaggio che ho odiato dall'inizio alla fine: non è un segreto che non sopporti la maggior parte dei personaggi femminili, ma questa volta non è un'errata caratterizzazione, è proprio il suo modo di essere che mi urta profondamente, c'è qualcosa di sinistro che si percepisce in lei, qualcosa di oscuro, come se i guai la seguissero ovunque, come se fosse tremendamente sbagliata e non di certo per compatirla, chiariamoci. Sono arrivata alla fine odiandola ancora di più, più andava avanti la storia e più non la tolleravo, e devo dire che Michela mi ha dato così tanta soddisfazione nel finale –anche se sono rimasta con gli occhi sgranati sino all'ultima parola– che non potrei fare altro che elogiarla per il lavoro che ha fatto: è uno di quei pochi libri che mi ha dato davvero tantissima soddisfazione anche a livello di caratterizzazione e di finale, ognuno ha avuto (più o meno) ciò che si meritava per le scelte compiute.
Insomma, trovo che sia completo in ogni sua forma, non lascia nulla al caso e si fa amare: solitamente non amo i protagonisti, ma Thomas riesce davvero a conquistarsi il lettore con il suo nichilismo tagliente, la sua ironia e la sua dolcezza, non si riesce ad odiarlo per la sua visione pessimistica della vita (che improvvisamente diventa rosea ma che, almeno per una volta, ha tutto senso) e che sì, lo posso dire. Una come Meredith non se la meritava!!!

Riassumendo...
Difficile riassumere un romanzo che mi ha dato molto da pensare, su cui riflettere, che mi è piaciuto sia come contenuto che come stile, però mi sento di consigliarlo a tutti quelli che amano i libri fortemente psicologici, specie quelli che dedicano molto spazio alle malattie mentali (trattate come dio comanda), non sono proprio fan sfegatati del lieto fine, amano abbarbicarsi tra i misteri che serpeggiano tra le pagine di un romanzo e amano i protagonisti che non sono per forza perfetti –anzi, hanno più difetti che pregi, a momenti–. Tutto questo lo potrete trovare in Egofobia, come anche un legame disperato (non so se definirlo tossico, ma effettivamente io l'ho sentito proprio come tossico e disfunzionale da una parte).

Grazie a NUA edizioni per avermi dato la possibilità di leggere Egofobia in anteprima: è stato davvero un bel viaggio



















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Lettrice, aspirante scrittrice, nerd --- Ho 30 anni e vivo in un piccolo paesino dell'entroterra marchigiano che assomiglia ad un'ipotetica Twin Peaks ma senza Laura Palmer.

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