Ridi quando dovresti piangere, piangi quando dovresti ridere, tifi per il cattivo e provi proprio la stessa furia che prova lui. L'eroe ti sta sul cazzo, è lo specchio dell'ipocrisia di una società stanca, noiosa, ripetitiva e falsamente moralista. Poi non te ne frega più un cazzo di niente.
Titolo: Egofobia
Autore: Michela Mosca
Editore: NUA Edizioni
Pagine: 289
Trama: Thomas Horton Parker è un giovane del suo tempo: disilluso, cinico, dipendente dalla tecnologia e solitario. Quello che, da alcuni anni, viene definito con un termine preciso: hikikomori. La sua vita prende una piega bizzarra quando, a seguito della procedura per il trattamento forzato della sindrome H, Thomas viene prelevato e internato presso l’Institute of Rare Mental Patology, un ospedale psichiatrico rinomato.
Qui, il giovane Thomas dovrà fare a patti con i suoi tormenti, e affrontare le sue paure più profonde. Presso la stessa struttura, nell’ala delle patologie rare, viene ospitata Meredith, una ragazza affetta da un disturbo psichico rarissimo: la sindrome di Cotard, o delirio da negazione. Le vite dei due giovani si intrecceranno in maniera inaspettata, producendo caos e discordia in un mondo che è già crollato a pezzi.Introduzione
« Cosa stai cercando di dirmi? »
« Che la mente è potente, Thomas. Crea la tua realtà e le da forma, crea i tuoi angeli protettori, e i tuoi demoni. E quando alimenta questi ultimi a tal punto da farti provare sensazioni così vivide, ha davvero importanza tracciare una linea di confine tra ciò che è reale, e ciò che è fittizio?
Egofobia è il terzo romanzo pubblicato dall'autrice Michela Mosca, nata a Padova nel 1996: prima di questo volume, ha infatti pubblicato The Violet Society –un thriller psicologico– e Stories from the other side –una raccolta di racconti horror– tramite Amazon.
Mi piace sostenere gli autori emergenti, specie se della mia stessa città e specie se hanno il talento di Michela, a cui devo fare i complimenti e spero che questa recensione serva proprio a farvi capire il vero potenziale di quest'autrice.
Più che un romanzo sci-fi, Egofobia è prima di tutto un romanzo psicologico ma anche una miscela portentosa di mistery e thriller con dei gran colpi di scena, perciò diciamo che la fantascienza ha un ruolo pressochè di background e non ha grande rilevanza, ma ciò non mi ha comunque fermata dal leggerlo, anche se voglio specificare che la prima parte della quarta di copertina può essere un po' fuorviante, perchè se cercate un degno sostituto di Ready Player One, non è di certo questo (e non intendo dire che non è un romanzo ottimo, ma non ha nulla da spartire con il romanzo di Ernest Cline)« Che la mente è potente, Thomas. Crea la tua realtà e le da forma, crea i tuoi angeli protettori, e i tuoi demoni. E quando alimenta questi ultimi a tal punto da farti provare sensazioni così vivide, ha davvero importanza tracciare una linea di confine tra ciò che è reale, e ciò che è fittizio?
Stile
« Il punto è, amico, che tutti noi, alla fine, abbiamo un debole per le storie d'amore tragiche. Sai perchè è così? »
« Illuminami »
« Perchè sono eterne. Pensaci: sono brevi, intense, tutta la parte romantica si concentra in un periodo circoscritto, senza scadere mai nella monotonia e senza che vi sia spazio per l'emergere delle debolezze umane. »
Egofobia è entrato a far parte della mia top 5 di romanzi emergenti italiani che preferisco e che consiglierò a vita proprio perchè è di per sè un'opera che ho trovato sublime, sia nella cura dei particolari, che nello stile e nella caratterizzazione dei personaggi.
Lo stile di Michela non è mai banale, nè troppo complesso nè troppo semplice, una giusta via di mezzo che rende il tutto molto vivido e interessante: riesce a descrivere alla perfezione le percezioni dei propri personaggi e a rendere il tutto scorrevole e mai pesante, il che per me è un grandissimo pregio; in più, è stata capace di rendere al meglio tutti i disturbi da lei trattati –perchè è pur sempre un romanzo che ruota attorno alle malattie mentali– in maniera dignitosa e preparata, segno che vi è stato molto studio dietro alla stesura di questo romanzo, ed apprezzo sempre chi si prodiga nello studio di ciò che tratterà il proprio romanzo (purtroppo non è così scontato, ho riscontrato tantissime ineguatezze nel corso delle varie letture che ho fatto col tempo, ma di certo questo non rientra in questa categoria).
La storia viene ambientata in America, a vent'anni circa dal nostro presente: seguiamo la storia di Thomas (un hikikimori) e del dottor Aristotle Lear (uno psichiatra a capo di un istituto psichiatrico di fama mondiale); a questi due bisogna poi aggiungere l'arrivo di Meredith, affetta dalla sindrome di Cotard (un disturbo in cui il paziente crede di essere un cadavere) che darà una piega sia più romantica che sinistra alla storia.
In un certo senso, ho trovato questa storia tanto bella quanto malata (ma nel senso positivo del termine), e come dicevo, via via che la si continua a leggere si complicherà e si infittirà al punto di prendere una piega imprevedibile, al punto da diventare molto più mistery che sci-fi: non era ciò che mi aspettavo, ma la sua imprevedibilità è il suo punto di forza. Come dicevo nell'introduzione, la trama può essere fuorviante, mi aspettavo tutt'altro, eppure non ho disdegnato la piega che ha preso e che lo rende fantastico così com'è –però NUA dovrebbe chiarire la quarta di copertina, a scanso di equivoci–; perciò, se siete alla ricerca di un romanzo puramente psicologico, con una bella storia avvincente, grandi colpi di scena e un finale non decisamente lieto, Egofobia fa per voi.Caratterizzazione dei personaggi
I tre personaggi principali di Egofobia sono tutti ben caratterizzati: si passa da un POV in prima persona di Thomas ad uno in terza per il dottor Lear, mentre Meredith, invece, appare in entrambi i POV, raccontata dai due protagonisti.
Con Thomas non sono partita subito ad empatizzare, ma penso sia stata una cosa voluta dall'autrice: più si va avanti e più ci si affeziona a questo ragazzo, a questo piccolo disadattato che trovo abbia un cuore grande e candido, sebbene i propri complessi e disturbi. E' difficile arrivare alla fine e non provare una certa tenerezza nei suoi confronti e, se possibile, addirittura provare una certa pena nel finale per ciò che diventa.
Per Lear non è stato amore a prima vista di certo, anzi: per buona metà del romanzo, devo ammettere che ero altalenante, non sapevo se rimanere neutrale o apprezzarlo, perché effettivamente ci sono degli sprazzi e dei momenti in cui sei indeciso su che emozioni provare con questo personaggio, e lo capisci solo superata la metà , o quantomeno a me è successo in questa maniera, di provare una forte empatia con lui, trovarlo addirittura carismatico, e dispiacerti per lui nel finale.
Meredith, invece, è l'unico personaggio che ho odiato dall'inizio alla fine: non è un segreto che non sopporti la maggior parte dei personaggi femminili, ma questa volta non è un'errata caratterizzazione, è proprio il suo modo di essere che mi urta profondamente, c'è qualcosa di sinistro che si percepisce in lei, qualcosa di oscuro, come se i guai la seguissero ovunque, come se fosse tremendamente sbagliata e non di certo per compatirla, chiariamoci. Sono arrivata alla fine odiandola ancora di più, più andava avanti la storia e più non la tolleravo, e devo dire che Michela mi ha dato così tanta soddisfazione nel finale –anche se sono rimasta con gli occhi sgranati sino all'ultima parola– che non potrei fare altro che elogiarla per il lavoro che ha fatto: è uno di quei pochi libri che mi ha dato davvero tantissima soddisfazione anche a livello di caratterizzazione e di finale, ognuno ha avuto (più o meno) ciò che si meritava per le scelte compiute.
Insomma, trovo che sia completo in ogni sua forma, non lascia nulla al caso e si fa amare: solitamente non amo i protagonisti, ma Thomas riesce davvero a conquistarsi il lettore con il suo nichilismo tagliente, la sua ironia e la sua dolcezza, non si riesce ad odiarlo per la sua visione pessimistica della vita (che improvvisamente diventa rosea ma che, almeno per una volta, ha tutto senso) e che sì, lo posso dire. Una come Meredith non se la meritava!!!
Riassumendo...
Difficile riassumere un romanzo che mi ha dato molto da pensare, su cui riflettere, che mi è piaciuto sia come contenuto che come stile, però mi sento di consigliarlo a tutti quelli che amano i libri fortemente psicologici, specie quelli che dedicano molto spazio alle malattie mentali (trattate come dio comanda), non sono proprio fan sfegatati del lieto fine, amano abbarbicarsi tra i misteri che serpeggiano tra le pagine di un romanzo e amano i protagonisti che non sono per forza perfetti –anzi, hanno più difetti che pregi, a momenti–. Tutto questo lo potrete trovare in Egofobia, come anche un legame disperato (non so se definirlo tossico, ma effettivamente io l'ho sentito proprio come tossico e disfunzionale da una parte).
Grazie a NUA edizioni per avermi dato la possibilità di leggere Egofobia in anteprima: è stato davvero un bel viaggio














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