Keemar di G. McAnton


Titolo: Keemar vol 1-2-3
Autore: G. McAnton
Pagine: Vol.1 (235), vol 2 (240), vol 3 (208)
Trama: Keemar (le Markee) è un posto reale in cui i protagonisti sono i lettori.
Non un comune romanzo, ma un Real Fantasy, una storia nella storia.
Luoghi, personaggi, ambienti, tutti a portata di chi vorrà immergersi in prima persona in una storia fantastica.
Un intero mondo a disposizione di avventurieri capaci di ripercorrere le tracce dei protagonisti e di vivere la propria passione.



Introduzione

Bisogna fare un piccolo disclaimer prima di iniziare: innanzitutto, questo non è un libro game, anche se la quarta di copertina potrebbe trarre in inganno; è un high fantasy puro e semplice, tra pregi e difetti che spero di portare alla luce al meglio delle mie possibilità. L'ambientazione prende spunto dalle Marche stesse ed è l'aspetto che mi ha più attirato di questa trilogia. A questa trilogia è stato poi ispirato il Fiastra Fantasy che ha luogo a Fiastra, per l'appunto, ogni anno a Settembre per rievocare gli eventi contenuti in questo romanzo: se deciderete di leggerla, è un evento che vi consiglio e che potrebbe sorprendervi perchè originale e particolare.

Pregi e difetti
Alla fine ho voluto riassumere questa recensione in tre pregi e tre difetti per equilibrare un po' le cose e cercare di essere più specifica: nel complesso, penso che questa trilogia non mi sia dispiaciuta, ha qualche difetto che dovrebbe essere migliorato, ma tutto sommato mi ha divertita, ha degli ottimi colpi di scena e mantiene ciò che considero gli standard dell'high fantasy senza aggiungere o togliere nulla a quello che ho già letto in passato, quindi inizierò sicuramente ad elencarne i pregi.
L'ambientazione: sebbene sia solo accennata e avrei preferito un maggior approfondimento, essendomi innamorata della regione in cui vivo non potevo che apprezzare che questa trilogia fosse ambientata proprio qui, anche se i riferimenti non sono sempre ben comprensibili, lo ammetto. Il world building è semplice ma efficace, inserisce un buon numero delle classiche razze del fantasy classico per come lo conosciamo –per chi non capisse, intendiamo le razze basilari che autori come Tolkien, Goodkind e simili hanno portato prima del nostro tempo, quindi nani, elfi, umani, orchi e i mezzosangue, ossia umani che hanno mischiato i loro geni con le razze sopracitate–, aggiungendo anche gli elfi oscuri che però vengono portati alla luce soltanto nel terzo e ultimo capitolo della serie. Keemar mantiene i punti classici del fantasy, non toglie e non aggiunge niente, come vorrebbe un romanzo high fantasy per antonomasia.
La storia: ho apprezzato davvero molto la storia, nonostante non sia niente di così originale e che ricorda molte altre opere che ho letto in precedenza, ma ha una sua profondità e sa intrattenere. Mantiene gli stessi clichè e tropes che altri high fantasy prima di lui hanno utilizzato: il prescelto, un viaggio per ristabile l'ordine nelle cose, una forza malvagia pronta a distruggere il mondo per come lo conosciamo, un amore che in sostanza era proibito ma poteva esistere, un mago malvagio che tesse le trame del destino dietro le quinte. Ha la ricetta base di qualsiasi high fantasy, e come dissi in altre recensioni, questo genere si fonda sui clichè per poi svilupparsi in maniera intrinseca e diversa rispetto ad altre opere, e quindi anche Keemar segue questo semplice procedimento.
I plot twist: vogliamo chiamarli col loro nome italiano? Colpi di scena. Devo dire che sia nel primo che nel secondo, quest'opera mi ha dato soddisfazioni sempre maggiori a livello di colpi di scena, trovate narrative geniali che lo hanno reso davvero interessante, cosa che non ho potuto dire invece del terzo volume perchè per me è stato davvero piatto, rispetto a quanto è stato movimentata tutta la scena nel primo e nel secondo volume, però c'era da aspettarselo: dopo aver fatto tanto nei primi due volumi, che secondo me sono impareggiabili rispetto al terzo che è molto più deludente, non potevano uscire tutti e tre col buco perfetto. In sostanza, comunque, vi sono stati davvero numerosi colpi di scena che mi hanno sorpresa e mi hanno tenuta incollata alle pagine tanto da sconvolgermi.

Passiamo quindi ai tre difetti della trilogia: come sempre, penso che nessuna opera riesca perfetta e presenti sempre qualche schema che andrebbe corretto, il gusto comunque è soggettivo e magari sono aspetti che hanno fatto pensare solo alla sottoscritta, quindi vedrò di essere sintetica ma esaustiva.
La quarta di copertina: non è un vero e proprio difetto, ma come spiegavo in altre recensioni, le quarte di copertina devono essere chiare e veritiere e secondo me questa non lo è, perchè se siete avezzi al gioco di ruolo o ai libri game, questo all'apparenza potrebbe sembrarlo, leggendo la quarta, e invece non lo è, è un romanzo high fantasy, speciale a suo modo, ma di certo non è ciò che riporta la sua quarta. Penso che andrebbe riscritta con una sintesi di ciò che il lettore si troverà davanti, di cosa tratta, cosa narra, quale dovrebbe essere il suo scopo narrativo, perchè così non è chiaro e solo arrivando alla fine della trilogia lo si può comprendere, ma in un primo approcio, devo essere sincera, avrei pensato che si trattasse di un libro game. Il fatto poi che la trilogia non si trovi su un e-commerce come Amazon penalizza moltissimo per chi magari volesse acquistarlo.
La caratterizzazione dei personaggi: capisco che l'autore abbia scelto di non descrivere la fisicità dei propri personaggi, o meglio, di farlo in maniera praticamente blanda per permettere al lettore completa immaginazione su di essi, ma per me (e tendo a sottolineare questo aspetto) poter avere delle informazioni anche striminzite di com'è un personaggio è davvero essenziale. Questo però non è l'aspetto rilevante, perchè è persino trascurabile, ma oltre a non aver empatizzato praticamente con nessuno dei personaggi citati se non con un paio –e guarda caso quelli che avevano una dubbia moralità–, li ho trovati abbastanza uguali tutti quanti. Se non ci fossero stati i nomi a puntualizzare chi faceva cosa e chi diceva tale frase, non avrei mai capito a chi si riferiva, e questo secondo me è il grande difetto di questi romanzi.
Il finale: devo dirlo, per me è stato abbastanza scontato e anche il colpo di scena che ci sarebbe dovuto essere, in realtà, lo avevo sospettato sin da metà del secondo libro anche se pensavo di sbagliarmi. Non sono una grande fan dei finali aperti, anzi, proprio per niente: ho sempre criticato Haruki Murakami per lasciare troppo in sospeso, ma anche Keemar si chiude con un finale che non è un finale. Scelte narrative per lasciare, ancora una volta, al lettore l'arduo compito di immaginarsi come effettivamente continuava questa trilogia? Non lo so, ma la cosa secondo me non funziona, taglia troppo di netto lasciando l'amaro in bocca e una buona dose di rabbia, Avrei preferito venti pagine in più di spiegazione, ma ovviamente non sono io l'autrice e ho solo il compito di dare le mie impressioni su quest'opera.

Riassumendo...
In conclusione, penso di essere stata abbastanza esaustiva nel dire ciò che penso di questa opera: nel complesso, mi è piaciuta, mi ha dato soddisfazioni e delusioni, G. McAnton ha uno stile molto personale e distintivo e penso dovrebbe continuare a sfornare altro, invece di fermarsi –e perchè no? persino sul Keemar–. Come ho detto, le opere non sono perfette ed è difficile non trovare difetti anche in quelle che tanto adoriamo (credo di poter nominare forse un paio di titoli in cui non sono riuscita a trovarne, quindi è praticamente impossibile). Spero che chi deciderà di leggere questa trilogia scopra la magia di cui è pregno e che riesca a farsi travolgere da quest'avventura, ne vale senz'altro la pena.

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