La sopraffazione è reale, la colonia non è che un debole baluardo di fronte alla violenza caotica di queste nostre esigenze
Titolo: Latitudine 0°
Autore: Marco Lapenna
Editore: 66th and 2nd
Pagine: 256
Trama: Alla ricerca di Nina, la donna magnetica e incostante che non è mai riuscito a dimenticare, Gaspar Carvajal giunge in una Città del Messico anestetizzata dall’inverno. Nina si è volatilizzata mesi prima, solo una flebile traccia la lega a una psichiatra assassinata e ai vaneggiamenti del Russo, personaggio oscuro e inquietante, ossessionato da una fantomatica foresta: un continente invisibile dai confini sfuggenti, retto da un egemone sanguinario. Eppure non si tratta delle farneticazioni di un folle, la foresta esiste, è un luogo violento e primordiale dove la vita è guidata da pulsioni ancestrali e i desideri degli uomini – inappagati e inappagabili – prendono la forma concreta di demoni pronti a divorarsi l’un l’altro. Carvajal decide di inoltrarsi in questo territorio selvaggio piegandosi a una nuova esistenza dove sono saltate tutte le regole del contratto sociale e vige un’unica legge: la predazione istituzionalizzata. Ma anche in questo universo immutabile qualcosa sta cambiando. Un condottiero dal demone straordinariamente potente si è messo alla testa di un manipolo di ribelli per annientare la schiavitù del desiderio e raggiungere, muovendo di colonia in colonia, il centro pulsante della foresta: Latitudine 0°. Un romanzo visionario, avventuroso, che ammicca alla letteratura fantastica e al mito azteco, in un’America Latina onirica e misteriosa dove ogni uomo, dimentico di sé stesso, è costretto a fare i conti con il proprio cuore di tenebra.
Introduzione
Gli uomini inventano la propria storia perchè sono bisognosi di passato? Perchè la vita nella foresta non ha radici? Insomma per tappare i buchi?
Sono una grande fan di 66th and 2nd: si sono conquistati il mio amore eterno con quella magnificenza che altro non è che Casa di Foglie di Mark Z. Danielewski, vero caposaldo della letteratura ergodica e opera monumentale che ogni lettore dovrebbe [riuscire a] leggere una volta nella vita. Quando lessi la trama di Latitudine 0° me ne innamorai follemente, convinta come non mai dell'alto livello letterario di ogni loro libro.
Latitudine 0° è un romanzo che, a mio parere, balza nel realismo magico con una punta di new weird che non delude mai: è ambientato nella foresta amazonica del sud America, più precisamente in Messico, e crea un mondo spirituale quasi nella foresta che è resa protagonista e gioca un ruolo fondamentale nella trama, non solo come mera ambientazione, ritrovandoci poi catapultati in una realtà colmo di potere e demoni –e che secondo me definirli demoni non è proprio il vocabolo più adatto–
Stile
Partiamo dal presupposto che ciò che sto per dire è condivisibile o meno: Latitudine 0° ha un grande potenziale ma probabilmente una pecca non indifferente che è quella dello stile di scrittura dell'autore. Ho avuto modo di confrontarmi anche con altri lettori che hanno comprato il libro sotto mio consiglio e con tutti ho notato che, spesso, la narrazione diventa molto dispersiva e confusa, talvolta è anche difficile stare dietro a dove lo scrittore ci vuole portare, persino ad estraniare completamente il lettore da ciò che sta leggendo.
Lapenna non usa un linguaggio contorto, se è questo che vi state chiedendo, anzi, la sua scelta di creare paragrafi brevi per dare un ritmo più veloce alla narrazione l'ho trovata davvero saggia, però anche a livello temporale passa da un periodo all'altro spiazzando completamente il lettore.
Questo romanzo si potrebbe riassumere in un interessante miscuglio tra Into the wild e Queste oscure materie, contemplando anche qualche elemento di Trilogia dell'Area X –un miscuglio strano, lo ammetto–: come dicevo prima nel paragrafo precedente, Lapenna ambienta tutto in questa enorme foresta pluviale che ha delle leggi e, per così dire, dei poteri nascosti, e tutti coloro che entrano a contatto con questa foresta scoprono il loro demone che prende forma concreta. Questo aspetto viene definito daimon ed era già stato utilizzato in maniera molto simile da Philip Pullman, sebbene in una trilogia per ragazzi, ma Lapenna lo riprende con meccaniche diverse, più articolate se voglia: nei demoni di Latitudine 0° abbiamo il bisogno di nutrirsi da altri demoni perché altrimenti si indebolirebbero o impazzirebbe, e vi sono demoni che non necessitano di nutrirsi affatto, più rari e addirittura visti come qualcosa di straordinario.
Questo romanzo l'ho apprezzato maggiormente più per i dettagli che la storia in sé, perché anche arrivata verso il finale, ho subito pensato: "A che è servito, allora, tutto questo?" Perché, vi svelo un piccolo particolare: non è di certo per chi apprezza i romanzi a lieto fine.
E' un'avventura, questo sicuramente, perché si passa da centri urbani a meravigliosi scorci sulla foresta pluviale che nascondono tribù isolate che conservano codici segreti, paria e tanto altro ancora; quindi, nel complesso, come dicevo, ha del forte potenziale, ma inespresso, e con questo non dico che mi ha delusa, ma semplicemente mi aspettavo molto di più viste le premesse. Parte a cento, e finisce a cinquanta.
Anche quello che doveva essere un colpo di scena, a mio parere non è chissà quale colpo di scena: non è qualcosa che ti sorprende davvero, è qualcosa che passa in secondo piano e che può essere abbastanza ignorato.
Lapenna non usa un linguaggio contorto, se è questo che vi state chiedendo, anzi, la sua scelta di creare paragrafi brevi per dare un ritmo più veloce alla narrazione l'ho trovata davvero saggia, però anche a livello temporale passa da un periodo all'altro spiazzando completamente il lettore.
Questo romanzo si potrebbe riassumere in un interessante miscuglio tra Into the wild e Queste oscure materie, contemplando anche qualche elemento di Trilogia dell'Area X –un miscuglio strano, lo ammetto–: come dicevo prima nel paragrafo precedente, Lapenna ambienta tutto in questa enorme foresta pluviale che ha delle leggi e, per così dire, dei poteri nascosti, e tutti coloro che entrano a contatto con questa foresta scoprono il loro demone che prende forma concreta. Questo aspetto viene definito daimon ed era già stato utilizzato in maniera molto simile da Philip Pullman, sebbene in una trilogia per ragazzi, ma Lapenna lo riprende con meccaniche diverse, più articolate se voglia: nei demoni di Latitudine 0° abbiamo il bisogno di nutrirsi da altri demoni perché altrimenti si indebolirebbero o impazzirebbe, e vi sono demoni che non necessitano di nutrirsi affatto, più rari e addirittura visti come qualcosa di straordinario.
Questo romanzo l'ho apprezzato maggiormente più per i dettagli che la storia in sé, perché anche arrivata verso il finale, ho subito pensato: "A che è servito, allora, tutto questo?" Perché, vi svelo un piccolo particolare: non è di certo per chi apprezza i romanzi a lieto fine.
E' un'avventura, questo sicuramente, perché si passa da centri urbani a meravigliosi scorci sulla foresta pluviale che nascondono tribù isolate che conservano codici segreti, paria e tanto altro ancora; quindi, nel complesso, come dicevo, ha del forte potenziale, ma inespresso, e con questo non dico che mi ha delusa, ma semplicemente mi aspettavo molto di più viste le premesse. Parte a cento, e finisce a cinquanta.
Anche quello che doveva essere un colpo di scena, a mio parere non è chissà quale colpo di scena: non è qualcosa che ti sorprende davvero, è qualcosa che passa in secondo piano e che può essere abbastanza ignorato.
Caratterizzazione dei personaggi
Pure qui dovrei aprire una parentesi: non è un libro che sicuramente si concentra sulla caratterizzazione dei personaggi, o se invece lo era, io non l'ho affatto percepito.
I personaggi di Latitudine 0° hanno sfumature simili ma nessuno di loro ha una tale personalità da spiccare sugli altri, ci si ritrova davanti a tante macchiette dello stesso personaggio –salvo il Russo che sembra quello che riesce maggiormente a distaccarsi da quest'enorme macchia di colore formata da tutti i personaggi che via via Lapenna ci presenta–.
I personaggi di Latitudine 0° hanno sfumature simili ma nessuno di loro ha una tale personalità da spiccare sugli altri, ci si ritrova davanti a tante macchiette dello stesso personaggio –salvo il Russo che sembra quello che riesce maggiormente a distaccarsi da quest'enorme macchia di colore formata da tutti i personaggi che via via Lapenna ci presenta–.
Personalmente, non ho trovato personaggi che mi siano rimasti impressi, né qualcuno che mi sia realmente piaciuto, ed anche questo amore tanto blasonato a me è sembrata più una grande ossessione.
Avrei sinceramente voluto vedere più il magnetismo di Nina definito dalla quarta di copertina, ma ciò che ho potuto vedere è un personaggio femminile ridotto ad essere semplicemente una sagoma con un cardellino con una maschera rosso, una donna elevata ad una carica quasi divina per qualcosa che era indirettamente legata a lei.
Il protagonista, bene o male, si riesce ad apprezzare maggiormente verso le ultime pagine quando si comprende il suo ruolo in tutta la storia, ma anche qui la scelta del ruolo risulta, secondo il mio modesto parere, non così memorabile –e se leggerete il romanzo, credetemi, sarà un ottimo gioco di parole–. Per assurdo, ho trovato più coinvolgenti le personalità di ogni demone, specialmente quello di Carvajal –il protagonista–, il David Bowie azzurro.
Avrei sinceramente voluto vedere più il magnetismo di Nina definito dalla quarta di copertina, ma ciò che ho potuto vedere è un personaggio femminile ridotto ad essere semplicemente una sagoma con un cardellino con una maschera rosso, una donna elevata ad una carica quasi divina per qualcosa che era indirettamente legata a lei.
Il protagonista, bene o male, si riesce ad apprezzare maggiormente verso le ultime pagine quando si comprende il suo ruolo in tutta la storia, ma anche qui la scelta del ruolo risulta, secondo il mio modesto parere, non così memorabile –e se leggerete il romanzo, credetemi, sarà un ottimo gioco di parole–. Per assurdo, ho trovato più coinvolgenti le personalità di ogni demone, specialmente quello di Carvajal –il protagonista–, il David Bowie azzurro.
La vera protagonista di questo romanzo altro non è che la foresta, con i suoi segreti, le sue regole e il suo potere, perché alla fine di questa lettura è una delle poche cose che mi è rimasta fissa nella mente.
Riassumendo...
Quindi? Direte voi. Sono rimasta delusa? No, come dicevo ha del potenziale e un'ottima base, non lo ritengo un capolavoro, ma è un romanzo che sicuramente ha i suoi pro e i suoi contro ed è sicuramente una lettura molto più interessante di tante altre che ho recensito.
Mi aspettavo di più? Forse, però è anche la stima e le aspettative che ho nei confronti di questa casa editrice che probabilmente mi fanno dubitare di ciò che mi aspettavo.
Mi è sembrato un enorme viaggio sotto acido ma senza acido, riassumiamo con una frase del genere (effettivamente, ho dimenticato di aggiungere che è alquanto psichedelico a tratti), e non solo per quello che riesce ad evocare, ma anche la sensazione di disorientamento che riesce ad infondere al lettore.
Sono molto curiosa di vedere come si evolverà la penna di Lapenna –gioco di parole indesiderato, pardon–, perché ha del talento e spero che riesca a trovare l'ennesima trama fuori di testa da portare nero su bianco, perché con Latitudine 0° ci è andato vicino, ma manca ancora qualcosa, e non mi sorprenderei se tornassi a leggere qualcosa di suo, se deciderà di pubblicare ancora qualcos'altro.
Mi aspettavo di più? Forse, però è anche la stima e le aspettative che ho nei confronti di questa casa editrice che probabilmente mi fanno dubitare di ciò che mi aspettavo.
Mi è sembrato un enorme viaggio sotto acido ma senza acido, riassumiamo con una frase del genere (effettivamente, ho dimenticato di aggiungere che è alquanto psichedelico a tratti), e non solo per quello che riesce ad evocare, ma anche la sensazione di disorientamento che riesce ad infondere al lettore.
Sono molto curiosa di vedere come si evolverà la penna di Lapenna –gioco di parole indesiderato, pardon–, perché ha del talento e spero che riesca a trovare l'ennesima trama fuori di testa da portare nero su bianco, perché con Latitudine 0° ci è andato vicino, ma manca ancora qualcosa, e non mi sorprenderei se tornassi a leggere qualcosa di suo, se deciderà di pubblicare ancora qualcos'altro.











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