Catherine House di Elisabeth Thomas

Ero lì: un oggetto infinito incastonato nell'infinita architettura della casa.

Titolo: Catherine House
Autore: Elisabeth Thomas
Editore: Mondadori
Pagine: 336
TramaNascosta tra le foreste della Pennsylvania, Catherine House è una scuola d'eccellenza che ha sfornato premi Nobel, giudici della Corte suprema e personalità di primo piano nel mondo dell'arte, della cultura e della politica. I suoi criteri di ammissione sono rigidissimi, e le poche persone che ogni anno superano la selezione avranno vitto, alloggio e istruzione gratuiti, ma per tre anni – estati comprese – saranno completamente tagliate fuori dal mondo esterno: niente visite, telefonate, televisione, musica… Alla fine, però, avranno davanti a sé carriere brillanti, potere e prestigio in qualunque campo desiderino. Per Ines Murillo, Catherine House è la cosa più vicina a una casa che abbia mai avuto. Ma i rigidi rituali della scuola presto trasformano l'edificio in una prigione tanto affascinante quanto ambigua. E quando scoppia la tragedia, Ines inizia a sospettare che l'istituto nasconda un pericoloso segreto.

Introduzione
Catherine House sembra essere il nuovo titolo da aggiungere alla lista di quei romanzi che rimandano fortemente alle vibes dark academia, dove l'ambientazione si staglia in un esclusivo college in cui si viene ammessi per rigidi test e lunghi colloqui, dove è richiesto impegno costante, ma come se tutto ciò non fosse abbastanza, una facoltà unica nel suo genere rende questo college particolare: lo studio dei nuovi materiali. E sono proprio i nuovi materiali il vero mistero di Catherine. Nel romanzo sarà comunque facile comprendere qual è realmente il fattore che Catherine cerca in ogni studente, ma la vera domanda da porsi, leggendo la quarta di copertina è la seguente: Catherine nasconde davvero un segreto così pericoloso e misterioso come ci vogliono far credere?


Stile
La risposta a questa domanda è: assolutamente no, per varie ragioni, ma direi che la principale è che viene data la spiegazione di questo "enorme" segreto al primo anno di permanenza di Ines, la nostra protagonista fancazzista di cui parleremo più tardi. Il fatto è che non sarebbe nemmeno un libro malvagio, peccato che più si va avanti più scada nella ripetitività, sino a farti capire che un vero mistero
non c'è mai stato, e la spiegazione a questo mistero è alquanto banale e scontata. Ho resistito fino alla fine sperando che la Thomas mi desse una spiegazione molto più colorita e non ciò che alla fine si è scoperto. Tra l'altro, il libro non è altro che il copia e incolla del primo anno con qualche leggera modifica: i capitoli si susseguono parlando della vita di Ines a Catherine in cui studia (ogni tanto), scopa, si ubriaca, dorme. Questa è la sua routine. Ogni tanto svanisce qualcuno, inspiegabilmente, e nessuno se ne cura più. Tutto questo viene vissuto con una passività tale che sinceramente non trovavo da Non lasciarmi di Ishiguro che, quantomeno, una spiegazione più accettabile alla passività dei personaggi ce l'ha eccome. Difficilmente trovo che i romanzi con questo tipo di vibes siano noiosi, e Catherine non lo è totalmente e non lo accosterei mai al livello di noia che mi ha creato Mandibula della Ojeda, ad esempio, però non brilla per originalità e non ha niente che lo possa far spiccare come la Nona Casa della Bardugo. L'ho trovato senza infamia e senza lode, uno di quei libri dimenticabili che potresti riassumere –e sì, ho fatto la prova– in cinque righe. Come se non bastasse, il finale è davvero raffazzonato e non ti da la minima soddisfazione, dopo aver arrancato per le ultime 50 o 100 pagine, io penso che sì, me lo meritavo un finale decente e con un po' più di pathos. Comunque, la Thomas non scrive male, era partita con buoni presupposti e anche se il romanzo si è rivelato tanto fumo e poco arrosto, ha comunque uno stile piacevole e penso che in futuro vorrò leggere qualcos'altro di suo, ma non mi verrebbe da dire che questo suo romanzo si stabilisce tra i migliori di quest'anno.

Caratterizzazione dei personaggi
Sebbene nella vita di Ines gravitino almeno la bellezza di sei o sette personaggi secondari, quelli veramente importanti potrebbero essere davvero tre che influiscono davvero sulla sua psiche, tra cui Yaya, Theo e Viktoria. Non ho inserito Baby perchè, in un certo senso, lei è il motivo per cui Ines, alla fine, si inoltra per cercare di scoprire il segreto di Catherine –quando in realtà era sempre stato davanti
ai suoi occhi, ma dettagli–. Ines è un personaggio con cui non ho empatizzato per niente e con cui penso che sia difficile empatizzare perchè, oltre ad essere passiva, è una persona che non ha il minimo impulso vitale, nè principi se per questo: è come se ci trovassimo davanti ad un automa, una macchina che fa ciò che le viene detto. Personalmente, non ho trovato un'anima in questo personaggio e forse è anche per questo che più si va avanti a leggere, più non si trovino motivi per farsela piacere. A differenza di Ines, però, i personaggi secondari sono più colorati, più vivi, maggiormente caratterizzati: non capisco francamente la scelta che ha voluto fare l'autrice, perchè rendere un personaggio principale così grigio, mentre i secondari –che hanno minor peso sulla storia– dovrebbero essere meglio caratterizzati? Mi sembra che la Thomas abbia voluto fare qualcosa di sperimentale come aveva fatto la Awad in Bunny(che vi consiglio perchè è davvero un prodotto valido a confronto di ciò che ci propina la Thomas) alla quale a mio parere vi sono dei chiari richiami –anche qui, conigli everywhere–, ma che non vengono sfruttati come dovrebbero.


Riassumendo...
Come ho detto, c'erano buoni presupposti, ma sfruttati molto male da una penna che secondo me è molto acerba: lo stile c'è, ma secondo me bisogna andare un po' oltre e sperimentare qualcosa di un pochino più complesso, specialmente sul piano della caratterizzazione. Ammetto che avevo ottime aspettative e sono state quasi completamente deluse, e a me dispiace dire che me lo sentivo, in un angolino recondito all'interno dell'istinto, ma ho sempre fiducia nei libri, specie in quelli con vibes dark academia perchè non mi hanno mai deluso, eccetto rarissimi casi. Questo è uno tra questi? Sì e no: diciamo che avrebbe potuto dare di più, ma non mi va di classificarlo come pessimo perchè in fondo è stata una lettura abbastanza piacevole.























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