Claus di Andrea R. Ciaravella

Siamo solo gocce di oscurità che tremano all'idea che arrivi l'alba

Titolo: Claus
Autore: Andrea R. Ciaravella
Editore: Casta Editore
Pagine: 398
TramaIl viaggio di un uomo svela le sorti di un mondo che ha incontrato il proprio destino. Anno 28 F.C. il dominio dei Signori delle Città è all’apice, alla guida dell’umanità hanno scongiurato il rischio dell’estinzione e fondato il Regno protetto dall’ordine dei Runner. Claus e Free vivono nascosti ai margini della società quando un misterioso incarico li riporta in America. Forze oscure stanno muovendo le proprie pedine su una scacchiera ancora macchiata del sangue versato.






Introduzione
Quanti gradini hai contato prima di trovare l'abisso? Sei sicuro di non essere già arrivato dentro il suo ventre?
Lessi Claus quasi tre anni fa e dopo tre anni sono tornata a leggerlo e a trovare dettagli e difetti che prima non avevo trovato. Trovo ancora che sia un ottimo libro, ma con qualche miglioria da apportare. Forse la mia maturità letteraria mi ha portato a vedere difetti dove prima non ne notavo, forse il mio occhio si è fatto decisamente più analitico, forse ho acquisito quel tipo di gusto che mi permette di poter giudicare un romanzo più a fondo. In ogni caso, considero Claus un distopico e un romanzo emergente piuttosto promettente, ammetto che inizialmente avrei preferito che il progetto rimanesse alla dilogia, invece si è addirittura espanso alla trilogia o addirittura ad una saga di quattro libri (se non ricordo male), cosa che secondo me mi fa un po' storcere il naso perchè a mio parere molto lavoro è già stato fatto sul primo e già con un terzo la storia si allungherebbe di troppo, ma non sono di certo io a dover dare giudizi su questo quesito. Se R pensa che sia meglio così, staremo a vedere: io, comunque, sono molto curiosa di vedere dove ci spingeremo nel prossimo Claus.


Stile
Le nostre azioni sono il frutto malato di un albero chiamato motivazione
Inizio dai pregi, perchè penso sempre che questa storia ne abbia tantissimi, più dei difetti che gli ho trovato e che spero che R, da amica ad amico, intenda questa recensione come una critica costruttiva al suo lavoro e che io, al suo posto, desidererei ricevere in tutta onestà. Ad R invidio la capacità di scrivere dialoghi sensazionali, aulici, d'impatto: vorrei saperli scrivere anche io, perchè li trovo incisivi e non risultano mai naif o stupidi, cosa che invece mi capita spesso di pensare di quasi tutti i dialoghi che trovo nel 70% dei romanzi di emergenti –mi scuso per la mia onestà, ma è uno dei primi difetti che riscontro–. Claus è pieno di questi dialoghi meravigliosi, con citazioni fantastiche che mentre le leggi pensi «ma come diavolo ti sono venute in mente», e solitamente, almeno a me, mi parte il complesso d'inferiorità, perchè dietro ai dialoghi c'è un
lavoro assurdo, e il lavoro sui dialoghi di Claus è più magistrale della descrizione stessa, senza mezzi termini. Sono tornata ed ho amato ancora i personaggi –uno tra i pochi libri in cui adoro alla follia il protagonista e ammetto di averne sentito la mancanza– e l'ambientazione, che non ha nulla da invidiare a qualsiasi post apocalittico, ma a me piace sempre e comunque: in più, Claus racchiude questa aura oscura e te la porti dietro fino alla fine del libro, c'è quel plot twist nell'ambientazione che non ti aspetti e che sembra stonare, invece ci sta perfettamente. Passando invece ai difetti, la prima critica che devo fare è un po' all'autore e un po' al correttore di bozze: la punteggiatura. Ho trovato un sacco di periodi con la punteggiatura errata, e scrivendo io stessa spesso e volentieri mi faccio correggere dalla mia correttrice perchè sì, non siamo perfetti, e per quanto perfezionisti possiamo essere, qualcosa ci sfuggirà sempre. In una frase come, ad esempio, in cui un personaggio risponde affermativamente ad un altro personaggio come «Certo signore» dopo certo ci va la virgola, perchè messa così, il certo diventa aggettivo; la punteggiatura è importante, quindi il mio è un consiglio anche per il correttore che lavora sui testi di Casta. La mia seconda critica è il fatto che certe scene sono davvero troppo corpose e appesantiscono spesso la narrazione: questa rilettura ho un po' faticato ad arrivare alla fine, trovando che sarebbbe immensamente meglio se venissero allegerite: insomma, Claus avrebbe bisogno di un taglio netto in alcune parti, perchè a volte si tende a descrivere troppo, anche il superfluo. Questa è una critica che ho visto muoversi in molte persone del gruppo di lettura che ho organizzato e che quindi voglio riportare all'autore. La terza non è una vera e propria critica, sono io che mi lamento del fatto che questa saga sarà eterna tanto quella di the Witcher, ma la continuerò comunque, perchè io faccio tutte le cose in un modo solo: lamentandomi e polemizzando, ma alla fine vado sempre e comunque avanti.

Caratterizzazione dei personaggi
Siamo uomini baciati dal caso e maledetti dal destino
Fee è stato il protagonista di un romanzo emergente che ho adorato dall'inizio alla fine: è una persona ferma, che porta una maschera e che riesce a fregare tutti senza mai fregare il prossimo, se uno ci pensa; perchè sì, lui semina le sue bugie, ma alla fine sono anche gli altri a crederci, e in fin dei conti è proprio questo che ci piace, che per quanto finga di essere un personaggio grigio, lui è un neutrale buono (o almeno se dovessi categorizzarlo sulla tabella degli allineamenti di DND sicuramente lo piazzerei in un neutrale buono). Il bello di Claus non è la storia, non del tutto, a mio parere, ma la presenza di Fee e di come lui vive quella storia: perchè anche se il romanzo si chiama Claus e Claus sia un cagnolone adorabile, il protagonista è Fee (ammettilo, R, che intitolare il tuo romanzo "Fee" non avrebbe sortito lo stesso effetto!!!!). Potrei
passare ore a darvi mille ragioni per iniziare Claus, ma penso che alla fine riassumerei tutto con "il protagonista è un gran figo e le prende di santa ragione (ma, e dico ma, le da anche di santa ragione)". E poi ci sono tutta una serie di personaggi secondari che secondo me sono meravigliosi, a partire da Sean, che trovo sempre molto divertente nel suo voler spaccare la faccia a tutti, o Briac, che è davvero un santo a tutti gli effetti. Potrei dire che è un romanzo con due sfere cubiche anche per i suoi villain, perchè tra Aiden e il primo cittadino è difficile, molto difficile, scegliere chi sia più cattivo: il fatto è che lo sono davvero e per ragioni che non sembrano, per una volta, la prima scemenza che allo scrittore è venuta in mente, è qualcosa di ragionato e ha senso, è qualcosa che riesco a condividere o meno. Continuo, invece, a trovare Nichole sempre una spina nel fianco: non la riesco a sopportare, lei e i suoi piagnistei (sì, tollero poco i bambini che frignano, immaginate quanta pazienza posso avere verso i personaggi che dimostrano la proprietà intellettiva di un bambino di due anni), ma diciamo che in generale tollero poco i personaggi femminili perchè due su tre sono da fucilare, e quindi abbozzo davvero molto poco la presenza di Nichole che non si sa se fa la gatta morta con Fee oppure lo voglia strangolare –e di conseguenza a volte lui vorrebbe buttarla in mare per vedere quanto ci mette ad affondare–.

Riassumendo...
Il tempo non si ferma neanche per gli Dei e concede ancor meno agli uomini
Mentirei se dicessi che è un romanzo perfetto, penso di averne trovati credo tre di numero anche tra quelli più famosi (e sicuramente qualcuno un difetto ce lo avrà trovato comunque), però tra tutti quelli emergenti che ho letto è uno tra i migliori, non è così scontato e non penso che potrei capire quale finale è stato deciso, diversamente da tanti romanzi, emergenti e non, che riesco senza problemi a determinarne la fine perchè sono storie trite e ritrite, anche se gli autori diranno di no. Questo è un motivo per dare una possibilità a Claus –oltre perchè Fee è il migliore–, perchè non è scontato –o magari in alcuni punti sì, ma per me non lo è stato, anche avendolo riletto a tre anni di distanza. L'ho trovato nonostante tutto molto ben congeniato, escludendo gli errori (e quell'mp3 rinvenuto a caso ancora funzionante per miracolo divino) e i difetti che qualsiasi romanzo possiede. Sicuramente, è uno dei distopici italiani meglio scritti e lo ribadirò sempre.



















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