Autore: Raymond Polinelli
Editore: Press & Archeos
Pagine: 248
Trama: Un uomo come altri ma con un’acuta sensibilità segreta e a lui stesso poco conosciuta, Piero Cromani, milanese di mezza età , si trova a vivere, negli anni ’70, in una grande vallata fra le Alpi. Egli tira a campare alla meno peggio quale investigatore privato finché accetta d’indagare sull’assassinio di un misterioso prete ucciso, in una notte di tarda estate, su una maleodorante scalinata nella parte più tetra e antica del capoluogo. Costui era l’ultimo discendente di una nobile famiglia il cui capostipite e suo omonimo fu giustiziato dai Grigioni nel Cinquecento, durante le contese per il possesso della Vallata. Come inizia a indagare, Cromani si accorge che qualcosa d’inquietante, che già sentiva alitare nascosto nell’ambiente nel quale era immerso, si va sempre più manifestando. È la memoria occulta dei luoghi, l’anima più oscura dei paesaggi densa di tante buie vicende: dalle guerre lontane ai massacri di religione e alla caccia alle streghe, sino alla presenza attiva di un’antica setta gnostica, quella dei Cainiti, di fatto praticante ancestrali riti diabolici.
Introduzione
La setta di Caino è il romanzo d'esordio dell'autore Raymond Polinelli, catalogato come giallo ma che io posizionerei più come poliziesco con ambientazione nel Nord Italia. Il libro è uscito ufficialmente il 10 Novembre 2021 per la Press & Archeos di cui, se ricordate, collaborai già per Il vuoto di Yamauba che vi consiglio di recuperare se siete, come me, amanti del filone esoterico –di cui, tra l'altro, ne fa parte anche La Setta di Caino, motivo per il quale ho deciso di recensire questo romanzo–.
Avevo ottime aspettative per questo romanzo, avendo apprezzato il precedente prodotto che avevo recensito, ma devo dire che ho trovato qualche difficoltà e che svariate volte ho sentito il bisogno di abbandonare.
Forse non era il libro che faceva per me, ma ho deciso comunque di spiegarvi i motivi, punto per punto, su ciò che non mi ha entusiasmato di questo libro.
Stile
Preciso subito: Polinelli ha uno stile molto elaborato e ricercato, carico di descrizioni e spiegazioni di un autore che ha studiato questo particolare argomento, non è uno sprovveduto e ricerca sempre la forma più corretta per descrivere la storia al meglio, però io l'ho trovato piuttosto pesante, prolisso e noioso alle lunghe.
Adoro i libri con lunghe descrizioni, ma nei gialli, come nei thriller e anche nei polizieschi prediligo poche descrizioni significative che non appesantiscano il ritmo narrativo, mentre qui sono fin troppo lunghe, spesso non le ho trovate rilevanti ai fini della storia e anche inutili, però, come dicevo nell'introduzione, è probabile che non sia nelle mie corde, sebbene mi sia approcciata da poco a questo genere e devo dire di apprezzarlo, nonostante lo abbia demonizzato per anni. Tuttavia, La Setta di Caino per me è un "no", non ha incontrato il mio gusto e non mi ha intrattenuto come speravo: l'indagine è stata lenta e senza grandi colpi di scena, sebbene abbia trovato le informazioni storiche e culturali molto interessanti; inoltre, non ho capito il senso di fare questi dialoghi lunghissimi, senza un accenno di pausa –letteralmente, intere pagine di monologhi in forma diretta che facevano sembrare questi personaggi dei simil Alberto Angela che spiegavano le origine storiche del luogo.
Sono arrivata alla fine di questo libro con molta fatica, lo ammetto: mi sono trascinata fino alla fine perchè sentivo di doverlo finire, ma non ne sono rimasta sorpresa, non è riuscito a coinvolgermi in minima parte, e mi dispiace, ma proprio non ho sentito quella scintilla, sebbene sia scritto molto bene.
Non ho trovato chissà quale mistero o intrigo come speravo, perchè la trama presupponeva un po' questo, quindi diciamo che sono rimasta delusa dal suo contenuto già dai primi capitoli, e ho imparato che se dai primi capitoli un libro non ti prende, è difficile che lo faccia in seguito, e su questo il mio sesto senso non aveva torto, purtroppo –anche se ripeto, la trama mi aveva ispirata davvero moltissimo e non vedevo l'ora di immergermi nella sua lettura–.
Questa volta non sarò qui a fare un elogio alla scorrevolezza del libro, perchè io, ammetto a malincuore, l'ho trovato davvero fin troppo stagnante e non riuscirei davvero a consigliarlo agli amanti del genere, non essendo piaciuto a me in primis.
Caratterizzazione dei personaggi
Partendo dal presupposto che ritengo che non sia stata fatta una scelta sbagliata in fatto di caratterizzazione, non ho trovato però chissà quale personaggio memorabile come l'avrei potuto trovarein un Dieci piccoli indiani di cui ricordo ancora ogni singolo personaggio –e che, voglio ricordare, ha la metà delle pagine di questo romanzo–. Il protagonista, ad esempio, è una persona che passa subito all'azione, analitico, raccoglie le informazioni, il perfetto investigatore privato, non c'è nulla da dire su questo aspetto, però mi sembrava che assimilasse tutte le informazioni, gli eventi, l'accaduto, in maniera totalmente passiva; forse è una mia impressione, ma io l'ho trovato davvero molto molle come personalità .
Non sono nemmeno riuscita a capire certe relazioni tra vari personaggi, che sembrano confuse in alcuni punti, come anche le scelte.
Ho trovato molta difficoltà ad entrare in empatia con i personaggi, non riuscivo davvero a trovare una via d'entrata per poterli comprendere o apprezzare, e questo secondo il mio modesto parere, è sempre una nota negativa per un romanzo perché si presuppone che riesca a far entrare in comunione lettori e protagonisti –a volte la storia è addirittura marginale–.
L'unica cosa che effettivamente ho trovato plausibile è stata la Setta e il comportamento dei vari adepti, la persecuzione del protagonista, la violenza e sì, anche lo stalking pesante: sono tutti aspetti che ho trovato realistici e interessanti a livello psicologico. Per una volta ho anche apprezzato la presenza benevola della chiesa, solitamente rappresentata come il male assoluto nella maggior parte dei romanzi scritti nell'epoca contemporanea.
Riassumendo...
Per me La Setta di Caino è bocciato, non sono riuscita ad apprezzarlo quanto avrei voluto, e se avesse avuto un centinaio di pagine in meno o capitoli meno corposi, probabilmente sarebbe stato più scorrevole, questo il consiglio che mi sento di dare all'autore.
Pensavo che fosse effettivamente un giallo, ma ho trovato che assomigliasse più ad un poliziesco –e difatti io non apprezzo molto questa sottocategoria del giallo– in cui predilige più l'aspetto investigativo che quello psicologico o metodico.
In ogni caso, ringrazio la casa editrice per avermi dato la possibilità di recensirlo: grazie davvero della fiducia e mi dispiace per questa recensione negativa.














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