Ragazza Serpente Spina di Melissa Bashardoust

Nella mia mente, eri solo un'ombra. Ma ora posso vederti e conoscerti per ciò che sei davvero, una creatura bellissima seoour letale. Posso parlarti. Posso toccarti

Titolo: Ragazza, Serpente, Spina
Autore: Melissa Bashardoust
Editore: Mondadori
Pagine: 336
TramaC'era e non c'era una volta - così cominciano sempre le fiabe - una principessa destinata ad avvelenare chiunque la toccasse. Ma per Soraya, tenuta nascosta fin dalla nascita, cresciuta lontana dalla sua famiglia, al sicuro solo nel suo giardino, questa non è soltanto una fiaba. All'approssimarsi delle nozze del suo gemello, Soraya deve decidere se uscire allo scoperto per la prima volta. Nelle segrete del palazzo una div, una demone, potrebbe avere le risposte che sta cercando, la chiave per ottenere la libertà. Al di fuori c'è un giovane uomo che non teme la principessa, nei cui occhi non si legge paura, ma profonda comprensione di chi lei sia veramente, oltre la maledizione e il veleno. Soraya pensava di sapere quale fosse il suo posto nel mondo, ma quando le sue scelte portano a conseguenze inimmaginabili, inizia a chiedersi chi sia davvero e cosa stia diventando: una donna o una demone? Una principessa o un mostro?


Introduzione
La demone sembrava essere fatta della stessa sostanza della notte. La indossava come un abito, adagiata sulla pelle che in quel momento scintillava al chiaro di luna.
Lo ammetto: ho letto principalmente questo libro perchè la copertina è un vero schianto, molto secondariamente mi sono sentita attratta dalla trama. Disclaimer: è pubblicità ingannevole, a mio parere. 
Sì, amici, è così: se il contenuto fosse bello come la copertina, avremmo un meraviglioso best seller. Ma andiamo per gradi: Ragazza, serpente, spina non è il libro d'esordio dell'autrice. Difatti, nel 2017 la Bashardoust pubblica il suo romanzo d'esordio Girls Made of snow and glass, altro fantasy, altro young adult. Ragazza, serpente, spina è un fantasy young adult e un retelling della bella addormentata con un pizzico di Rapunzel mischiato al folklore persiano. Per certi versi, lo si potrebbe collegare al L'orso e L'usignolo, ma in realtà io ci ho visto una similitudine di stile con Sorcery of Thorns: la stessa carenza di originalità, scene scontate, temi triti e ritriti e parti che sono inspiegabili a livello strutturale del libro. E questo è solo un assaggio di ciò che vi spiegherò in questa recensione.


Stile
Sei la parte di me che avevo dimenticato, Soraya. E io sono la parte di te che potresti diventare: libera, senza tormenti
Partiamo dal presupposto che non mi aspettavo un capolavoro: avevo già annusato nell'aria l'odore di lettura leggera e così è stato. Puntualizzo: questo libro aveva un discreto potenziale che da metà in poi viene brutalmente schiacciato da una sequela di banalità che ho trovato deludenti da morire; però se tralasciamo questo, è una tacca più in alto a Sorcery of Thorns. Apprezzabile l'ambientazione e l'utilizzo del folklore persiano, io adoro i retelling e le premesse di questo erano davvero ottime, peccato che, come dicevo è piuttosto prevedibile e lo sviluppo dell'intero romanzo, sino alla fine, è prevedibile dopo più o meno l'ottavo capitolo. I dialoghi spesso si presentano molto naif e irrealistici, come pure le
reazioni e lo sviluppo dei personaggi: la coerenza non è parte di questo libro, ho notato molto spesso che alcune parti non coincidevano con quello che i personaggi sostenevano –o che non avevano dato alcun segno in precedenza di ciò che stavano dicendo–, moltissime parti sembrano messe in determinati punti completamente a caso. Ora, non so se sia un problema dell'editing o cos'altro, ma francamente vedere le preposizioni usate un po' a casaccio non è stato proprio piacevole: spero che sia stato solo un problema del formato pdf che, riconvertito si è sballato, altrimenti sì, è un altro appunto che voglio mettere in questa recensione. La Bashardoust non ha chissà quale stile narrativo, di certo non uno che vale la pena ricordare, almeno per me: strutturalmente è un disastro in certi punti, oltre che non ho notato chissà quale creatività nel suo stile, come dicevo non ha nulla di particolare, niente che mi porterebbe davvero a diversificarla da una come la Rogerson. L'incipit fa l'occhiolino a quello de L'orso e l'usignolo, e qui dirò un'unpopular opinion –ma, sì, questo libro ha anche una nota positiva–, diversamente dal cugino prodotto dalla Arden, è molto più scorrevole –escludendo gli ultimi dieci capitoli in cui ho desiderato finirlo soltanto perchè non ne potevo davvero più–, mentre per l'Orso e l'Usignolo ho penato sin dall'inizio. Lo avrei voluto valutare molto di più, perchè i primi venti capitoli sono davvero interessanti, inducono un certo hype nel lettore, soltanto che questo hype viene smorzato all'improvviso da una sequela di banalità viste e riviste che me lo hanno smontato completamente.

Caratterizzazione dei personaggi
Vi giuro: ero partita con un sacco di hype mentre lo stavo leggendo: insomma, vi erano tutti gli ingredienti che servivano. Un triangolo interessante, ben DUE enemies to lovers, il destino che ci mette lo zampino... Ma no, è uno di quelle ricette che seguono bene gli ingredienti ma nel procedimento qualcosa è andata male. Partendo dal presupposto che Soraya è uno di quei personaggi per cui, davvero, non sono riuscita a farmi un'idea: non so se mi piace, se non mi piace. E' piatta, non ha molte peculiarità che te la fanno amare, ma se ci pensi, nemmeno odiare. Nessuna reazione, il che per me è veramente incredibile perchè di solito o li amo alla follia o li odio a morte. Quantomeno, a differenza di Elizabeth di Sorcery, guadagna punti simpatia per essere rimasta sulla linea neutrale. Poi c'è Parvaneh –per un
secondo, ve lo giuro, ho avuto un vuoto di memoria in cui non ricordavo come si chiamava questo personaggio, RIP–, il personaggio che ho odiato per tutta la durata del libro: anche questa, classico personaggio edgy che tutti apprezzeranno perchè edgy (ma dal cuore tenero), ma io non tollero perchè è uno stereotipo abusatissimo dai tempi di D&D: non mi piaceva Mia Corvere, e non mi piacerà nemmeno Parvaneh che sclera a caso senza senso alcuno –e che te la fa pensare come una mente geniale quando in realtà fa piani che avevamo capito tutti in sala. but still–. E infine Azad. Ora, io avevo una pseudo-cotta per Azad, sarebbe anche potuta concretizzarsi, ma no. Azad che parte benissimo e che si conferma, verso la fine, uno che è sveglio tanto quanto un sasso gettato in un tombino. Non capisco perchè gli abbia voluto dare questo sviluppo che trovo semplicemente imbarazzante e che, sinceramente, non capisco: cambia proprio tipo di personaggio, diventa ridicolo e scusate ma queste cose non le tollero, specialmente se vai a snaturare la natura di un personaggio. Se poi cercate altri personaggi da amare, no, non ce ne sono: sono messi lì come mobili d'arredo. Arredano e basta: anche il rapporto ostile tra Soraya e Rammin secondo me ad un certo punto viene banalizzato e ammorbidito senza apparente motivo.

Riassumendo...
Come dissi tempo fa, io non cerco Tolkien, però mi aspetto almeno un po' di fantasia, creatività: non voglio nemmeno un'originalità assoluta nei romanzi, è impossibile fare qualcosa di totalmente originale al giorno d'oggi senza essere influenzati dai media e da tutto ciò con cui entriamo in contatto, però bisognerebbe cercare di non scadere nella banalità o nella prevedibilità, è una delle poche cose che io richiedo ad un romanzo come si deve. Ragazza Serpente Spina per me è appena sufficiente, supera di poco l'indice di gradimento che diedi a Sorcery of Thorns ma siamo sullo stesso livello di prevedibilità. Non sono qui poi a dire che non è un libro che non andrebbe letto, anzi, probabilmente se state cercando qualcosa di leggero e che non ha la necessità di essere compreso o di essere ragionato, allora è il romanzo perfetto; tuttavia, se posso consigliare letture leggere, preferire consigliare altri titoli, rispetto a questo.

Ringrazio Mondadori per avermi dato la possibilità di leggere questo romanzo in anteprima

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