Ovette di Francesco Tacconi

così, come un guscio che ti si rompe sopra al diaframma [...] e senti il vuoto vischioso fluire dappertutto, nei muscoli e sui pensieri, e mentre non capisci niente ti pare di capire tutto e ti senti libero e ti senti schiavo, ti senti vivo e ti senti morto, ti senti addosso la disperazione di un dio e poi soprattutto hai una sorta di segreto, anche se lo sanno tutti, anche se non lo sa nessuno, solo tu hai provato quella cosa.

Titolo: Ovette
Autore: Francesco Tacconi
Editore: Zona 42
Pagine: 100
TramaDopo il trauma, Ovette. Ti porterà a spasso, ti farà la spesa, ti terrà compagnia, ci farai sesso e conversazione. Ovette è collegata, può tutto, come nel più tradizionale racconto di fantascienza. Ovette ti piace perché con lei non c’è dolore. E la tua vita sarebbe finalmente perfetta se non arrivasse lei, una vicina, una persona, un pericolo. L'amore vigliacco che vuole incrinare il tuo guscio.









Introduzione
Qualcuno immagina di essere la metà di qualcosa, ma la verità è che tutti vogliamo trovare il nostro doppio, la prova della nostra esistenza in vita, e la tua negazione è stata il colpo di spugna che ha cancellato il mio orizzonte
Partiamo da un presupposto: pensavo di trovarmi davanti ad un romanzo breve di tipo sci-fi, ma sarebbe più logico collocare quest'opera nella letteratura pulp che io, personalmente, adoro. Per chi non conoscesse il genere pulp, forse vi verrà in mente citando autori come Bret Easton Ellis o Chuck Palahniuk: ebbene, Francesco Tacconi è il Bret Easton Ellis italiano e con Ovette ci dimostra che effettivamente anche noi italiani siamo capaci di opere all'altezza di American Psycho –infatti, Ovette mi ha proprio ricordato lo stile di Ellis e ammetto che questo dettaglio mi ha piacevolmente sconvolta. E' un libro particolarmente strano, di denuncia sociale verso l'uso spasmodico che facciamo della tecnologia in generale, della nostra alienazione nei confronti del mondo esterno per mezzo della tecnologia, scordandoci a volte dei contatti umani e trovandoci più a nostro agio davanti ad uno schermo, ad un'intelligenza artificiale. Per me, Ovette ha superato il test: è brillante e non è per nulla buonista, aggettivo che non uso tanto spesso per i libri perchè ormai trovo quasi solo libri fin troppo gentili; ma Ovette no, Ovette non è gentile per nulla, e forse proprio per questo mi è piaciuto.



Stile
Sono una fan del genere pulp: anni fa Palahniuk mi conquistò e così iniziai a leggere molto più spesso libri di questo genere; qualche tempo fa ho tentato l'approccio a Bret Easton Ellis e devo dire che non ne sono rimasta entusiasta, ma devo dire che lo stile di Tacconi me lo ha ricordato molto, sebbene lo abbia senz'altro preferito all'americano. Lo stile di Tacconi è chiaro e diretto, non lascia troppi preamboli, è esplicativo quanto basta e riesce a rendere molto bene l'introspezione dei personaggi in modo veloce ma d'impatto; in più, il messaggio che voleva mandare con questo romanzo è arrivato: cinico, eccessivo, sadico e sì, anche un po' nichilista, ma realista. Al termine di questo romanzo mi sono ritrovata molto a riflettere sul significato nascosto nei vari punti del romanzo: siamo tutti dipendenti dalla tecnologia, alla continua ricerca di collegamenti e continuamente alienati al vero contatto umano, al punto tale da esserci dimenticati come sia veramente quel tipo di calore, preferendo la luce fredda di uno schermo piuttosto che un abbraccio. Lo so, ho reso il senso intrinseco di questo romanzo in maniera molto semplicistica e più soft di quanto si presenti in verità, perchè quando ci si addentra nei meandri di Ovette si scopre che il protagonista è un sociopatico vero e proprio che ha instaurato un vero e proprio rapporto –morboso– con la sua intelligenza artificiale alla quale è completamente collegato e che, nel corso della narrazione, incontrerà la sua esatta anima gemella; questo lo spingerà ad un eterno conflitto con se stesso, perchè vuole credere a tutti i costi di essere devoto solo alla sua intelligenza artificiale, l'unica a conoscerlo, l'unica a servirlo e a soddisfarlo come lui desidera, preferendo quindi uno schiavo consapevole ad un partner umano. C'è un po' di Her, il film di Spike Jonze, in questo romanzo: me lo ha ricordato moltissimo, con la differenza che il protagonista di Her era sano mentalmente parlando, mentre Zed è fuori di testa, però ci sono delle similitudini rindondanti tra le due opere, e chi deciderà di leggerlo e avrà visto il film, riuscirà a notare. Clarice è lo schiaffo in faccia, la spina nel fianco, che riporta alla realtà Zed: ho trovato divertente il loro rapporto, folle e da una certa prospettiva anche tossico, ma vivo e vivido, passionale, vivace, e non freddo come quello che poteva avere con una macchina, e la cosa sembra spesso far arrabbiare il protagonista a tal punto da voler ripudiare a tutti i costi i sentimenti per Clarice.



5 motivi per cui trovo geniale Ovette di Francesco Tacconi
Ho fatto una lista dei motivi per cui ho apprezzato moltissimo questo breve romanzo che spero che possa arrivare al cuore –e alla coscienza soprattutto– di moltissimi, ne vale veramente la pena.
  1. Se non avete mai letto niente di pulp, questo mischia pulp e fantascienza tutto in una volta sola, e ci riesce magnificamente bene. Non ho mai pensato che due generi così potessero essere una buona accoppiata, personalmente trovo che sia molto più geniale di Le regole dell'attrazione di Bret Easton Ellis.
  2. Lo stile è sublime, non annoia mai, è scorrevole, è cinico e non è per niente gentile come ci si aspetterebbe da qualsiasi altro genere, ma non il pulp e forse è proprio per questo che adoro il pulp. Il pulp non segue il politically correct, è scorretto e non ti chiede scusa: è d'impatto e deve sconvolgerti, che sia in positivo o in negativo, lui raggiunge comunque il suo obiettivo. Nel mio caso, Ovette ha dato solo un responso positivo
  3. Il messaggio di denuncia sociale riguardo al nostro abuso della tecnologia, al nostro allineamento con la realtà e dal contatto umano in generale, ma lo dice in una maniera strana, nuova, magari non accettabile per tutti perchè non lo fa in maniera gentile, come dicevo nel punto due, ma è il bello di questo romanzo, e penso che spesso bisogna avere la faccia tosta di raccontare una storia come questa come ha fatto, del resto, Tacconi.
  4. La caratterizzazione realistica di un vero sociopatico: o meglio due. Sì, perchè come descrivevo sopra, Zed e Clarice non sono proprio normali e i loro personaggi sono perfettamente caratterizzati; questo libro descrive alla perfezione la sociopatia come la immagino io.
  5. Ha uno dei pochi finali aperti (a mille interpretazioni) che sono riuscita ad accettare perchè ha senso, ed è estremamente poetico. Si conclude come è iniziato, in un certo senso, ha una sua ciclicità ed ho apprezzato che abbia ripreso una delle prime frasi memorabili di questo romanzo. Questa è pace.
Ringrazio Zona 42 per avermi dato la possibilità di leggere questo folle romanzo. E' stata un'esperienza strana, onirica quasi.


















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