Ci limitiamo a tirare inanzi con la nostra famosa conoscenza del mondo nuotando sulle strane onde in un modo abitudinario e pietrificante, perchè abbiamo raggiunto il punto morto in cui non riusciamo a pensare che si possa fare qualcosa di diverso
Autore: T. H. White
Editore: Mondadori
Pagine: 768
Trama: Una tetralogia ormai divenuta un classico, che racconta la vita del mitico re Artù, allevato da Merlino in un mondo magico e meraviglioso e destinato a un futuro di gloria. Splendida epopea tratta dalle antiche leggende bretoni, questo libro ci porta nel regno incantato di Camelot, tra cavalieri, principesse, animali parlanti, uomini volanti... Un universo di stupefacenti creature che da generazioni affascina l'immaginazione di lettori di ogni età.
Introduzione
Una delle ragioni per cui s'innamorò di Ginevra fu perchè la prima cosa che aveva fatto era stata quella di ferirla. Forse non l'avrebbe mai notata come persona, se non avesse visto il dolore nei suoi occhi
Ci eravamo lasciati a quando Artù ebbe il suo incontro fatale con Morgawse, colei che conosciamo come Morgana, e con la quale poi Artù darà vita a Mordred. Il terzo, il quarto e il quinto libro trattano principalmente della storia di Lancillotto, delle sue gesta e del suo amore per Ginevra, di Mordred e della caduta del regno di Artù, ma anche del ritorno di Merlino.
Personalmente, alla fine di tutto questo viaggio posso dire con assoluta certezza che White abbia ricostruito molto bene il ciclo arturiano, sebbene con qualche riserva: in verità, nemmeno lo stile di White cambia mai e, anzi, devo avvertirvi che nel terzo arriva quasi ad essere estenuante, motivo per cui spero di poter ampliare questa mia recensione nello spiegarvi perchè ritengo questa tetralogia non così essenziale nel panorama fantasy, o quantomeno io non la metterei tra i primi 10 fantasy da recuperare assolutamente.
Stile
Non si può insegnare a un bambino spiegandogli la faccenda in modo logico, egli deve apprendere per mezzo dell'esperienza lo strano equilibrio necessario a camminare. Parimenti non si può insegnare a una giovane donna la conoscenza del mondo. Bisogna lasciare che l'apprenda con il passar degli anni. Poi, quando incomincerà a detestare il proprio corpo usato, all'improvviso si accorgerà di possederla. Potrà continuare a vivere, non per principio, non per deduzione, non in base alla conoscenza del bene e del male, ma semplicemente per uno strano e sfuggente senso di equilibrio che spesso sfida ciascuna di queste cose. Non spererà più di vivere cercando la verità –se mai le donne lo hanno sperato–, ma da allora in poi proseguirà sotto la guida di un settimo senso. L'equilibro era il sesto, ottenuto la prima volta che aveva imparato a camminare, e ora ha il settimo, la conoscenza del mondo
Credo che il terzo libro di questa saga sia stata la cosa più sfiancante che io abbia mai letto: posso dire fieramente di aver terminato il Signore degli Anelli, e credetemi quando vi dico che mi è costato molte meno energie e molto più divertimento e pathos. Questo terzo libro mi è sembrato inutilmente prolisso, noioso, ripetitivo e sono arrivata ad odiare la figura di Lancillotto e pure quella di Ginevra –cosa che non serviva davvero, visto che non ho mai tollerato la presenza di questi due nel ciclo arturiano–. Avrei voluto tagliare almeno buona parte del libro? Sì, perchè molte delle informazioni che White ci da sonoinutili al bagaglio che serve al lettore per continuare la storia.
Non mi vergogno a ripeterlo: spesso ho saltato interi capitoli perchè parlava di fatti e cose totalmente esterni ai fatti e di cui non ho avuto il particolare interesse.
Il quarto risolleva il morale, è molto più avvincente, e come tutti i volumi di White, più sono corti e più sono interessanti –fra l'altro, ho adorato l'approccio di Mordred a Ginevra, è davvero esilarante–.
Il quinto, invece, ci mette un poì a concludersi e non ha catturato granchè il mio interesse.
Più sono andata avanti e minore era la mia voglia di leggere questo volume, finchè sono arrivata proprio al punto di desiderare di non vederlo più davanti ai miei occhi: il finale è stato per me un toccasana perchè non ne potevo davvero più, e difficilmente di solito dei libri mi mettono in questo mood –solitamente, mollo prima, ma in questo sono voluta andare fino in fondo.
E' inutilmente prolisso, questo è certo e non finirò mai di dirlo, ma ha degli splendidi messaggi che lo hanno salvato nel cosiddetto calcio d'angolo: senza quelli, ahimè, penso che sarebbe finito nei peggiori libri del 2021 dato che mi ha davvero esasperato alla nausea.
E' uno di quei libri che, alla fine, ti portano per forza di cose a tifare per gli antagonisti, anche se nonostante tutto io ho sempre trovato molta affinità col personaggio di Mordred e continuerò sempre ad amarlo fino in fondo; ed è proprio grazie a Mordred che ho potuto rivalutare il quarto volume di quest'opera.
T. H. White non scrive affatto male, ma è troppo concentrato a dare informazioni di cui il lettore può fare a meno. Tuttavia, devo dire che una cosa che ho trovato davvero molto carina nell'ultimo libro è come il personaggio di Merlino riesca a rompere definitivamente e platealmente la quarta parete.
Personaggi
Scoprirai un giorno che quando i re si comportano da superbi perchè credono nell'uso della forza, anche i loro popoli si comportano nella stessa maniera.
Se state cercando dei personaggi espressamente odiosi, vi avverto che questo libro ne contiene una quantità imbarazzante, a partire da Lancillotto e Ginevra (lo so, li avevo già citati, ma come si fa a non citarli più di una volta?).
Artù è diventato estremamente passivo, tanto che si lascia costantemente cornificare dalla moglie e dal migliore amico, facendo finta di nulla, e nonostante per anni gli venga fatto presente questo "piccolo" accorgimento, lui sembra fare orecchie da mercante. Ora: come posso io empatizzare con un personaggio del genere?
Poi abbiamo Ginevra che passa dall'essere una docile vergine mansueta ad un'isterica donna viziata che preme che la sua parola sia legge, e già qua mi vorticavano delle cose sferiche perchè ogni riga che leggevo la trovavo assurdamente irritante.
Lancillotto, poi, che vuole per forza recitare la parte del legale buono, il cavaliere senza macchia, urge che i suoi peccati vengano per forza perdonati, quando secondo me è il peggiore degli ipocriti.
Meno male che a indorare la pillola amara che ci regala questo libro abbiamo il team delle Orcadi: ho provato molta simpatia per tutti loro, sono tutti personaggi con cui mi sono subito sentita in sintonia e che quantomeno posseggono una loro coerenza, delle peculiarità umane sebbene un po' rozze; insomma, ho preferito di gran lunga quelli che venivano considerati dei buzzurri a quelli che avrebbero dovuto fare la parte dei regali.
Per quanto Mordred a tanti possa sembrare tremendamente fastidioso, io l'ho trovato molto più sensato ed intelligente dell'intera corte di Artù –e non sto esagerando, è proprio l'unica anima che si accorge che Artù e company sono un ammasso di deficienti–, al che alla fine tifi per il colpo di stato e speri che crepino tutti malissimo, quantomeno sarebbe un finale col botto –o almeno, l'unico che avrei accettato, secondo me–.
E' uno di quei rari ma lampanti casi in cui l'antagonista è mille volte meglio del protagonista, è costruito decisamente con un attimo più di cervello e quantomeno possiede delle caratteristiche che non lo facciano sembrare un rammollito.
Perché il ciclo del re in eterno non è un fantasy che consiglierei?
Ogni lettera scritta è una ferita inferta al mondo
Ho stilato una lista di cinque motivi per cui per me questo libro non è per me un fantasy che consiglierei a tutti, spero che questa micro-guida possa esservi utile per capire se è il libro che fa per voi o meno –di certo non quello che fa per me–.
- Il suo essere prolisso può essere un bene come un male, per me è stato inutilmente prolisso in determinati dettagli, non finirò mai di ripeterlo. Se per voi Tolkien con il Signore degli anelli è stato prolisso, credetemi quando dico che, a confronto, è una passeggiata di salute –e possiede pure 500 pagine in più–. Mi è capitato con Lotr di avere qualche problema, ma in un capitolo o due la storia bene o male fluiva senza grossi problemi, qui parliamo che per interi capitoli White vi dia informazioni che, per carità tutta la valenza che volete, ma che non vi servirà a nulla. Della serie: "se volevo leggere di storia, mi leggevo un saggio storico"
- Se cercate personaggi forti, qua ne troverete pochi e anche un po' fastidiosi, specialmente quelli femminili sono insopportabili, credo di non provare simpatia per nessuno di loro; se però cercate cattivi con un gran carisma e del sarcasmo tagliente, allora probabilmente vi innamorerete di Mordred.
- Non aspettatevi il classico fantasy scorrevole, e a parte la mole che capisco che possa fare paura, dopo il secondo libro vi sfido a dirmi che è stata una passeggiatina: è vero che ogni volume non supera le 200/300 pagine (gli ultimi sono anche meno voluminosi), ma se posso esprimermi sono state le 200/300 pagine più lunghe di sempre
- Se vi piace il ciclo arturiano, ci sono tanti altri libri molto più fedeli di questi che parlano di questa storia (e nemmeno questi sono delle passeggiate di salute però quantomeno non si soffermano in scene che secondo me si potevano benissimo tagliare), dipende da quale filo storico-narrativo volete fare la conoscenza.
- Pure la traduzione non è semplice: viene usato un linguaggio molto "vecchio" e pesante, il che secondo me sarebbe stato meglio renderlo un po' più moderno per renderlo anche un po' più leggero, perché è davvero esageratamente aulico e alla lunga vi assicuro che è davvero troppo pesante.
Ringrazio Mondadori per avermi dato la possibilità di leggere e recensire questo libro















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