Terra meta è quella che tra i flutti là si stende, ma è la mistica Magonia di Merlino che ci attende
Autore: T. H. White
Editore: Mondadori
Pagine: 768
Trama: Una tetralogia ormai divenuta un classico, che racconta la vita del mitico re Artù, allevato da Merlino in un mondo magico e meraviglioso e destinato a un futuro di gloria. Splendida epopea tratta dalle antiche leggende bretoni, questo libro ci porta nel regno incantato di Camelot, tra cavalieri, principesse, animali parlanti, uomini volanti... Un universo di stupefacenti creature che da generazioni affascina l'immaginazione di lettori di ogni età.
Introduzione
Educazione è esperienza, e l'essenza dell'esperienza è la fiducia in se stessi
Premetto subito che questa recensione comprende solo i primi due volumi del ciclo del Re in eterno, ossia La spada nella roccia e la regina dell'aria e delle tenebre, i restanti tre volumi li ritroverete il 24.
Se qualcuno di voi ha mai visto La spada nella roccia della Disney, allora ho un annuncio molto speciale da darvi: il primo libro di questa tetralogia è stato d'ispirazione proprio per quel lungometraggio animato, sebbene ci siano delle ben note differenze. Il ciclo del re in eterno fa parte del Fantasy classico, segue a suo modo le vicende e le vite del ciclo arturiano ma con delle sue licenze poetiche. In più, aggiungerei che come Alice nel Paese delle meraviglie ha una sua componente non sense che spesso e volentieri rende il tutto molto comico e bizzarro.
White ha scelto di sua iniziativa di mischiare elementi che storicamente non c'entravano nulla l'uno con l'altro, cosa che francamente è una delle cose che a me ha lasciato più perplessa, ma se non siete puntigliosi come me su dettagli di questo genere, è una lettura abbastanza piacevole.Stile
La terra è della Spada e anche tutto quello che vi è dentro, la bussola del bombardiere e quelli che bombardano da lassù
Mi aspettavo una cosa decisamente diversa, molto più seria e meno comica, o almeno da come me ne avevano parlato: ho riscontrato problemi con la traduzione, come
termini come gotico utilizzati in contesti totalmente fuori luogo, ma ormai non mi sorprende più nemmeno questo aspetto, e dopo il primo libro ci si fa abbastanza l'abitudine. Immaginavo che fosse molto di più? Assolutamente sì. Il linguaggio utilizzato risulta molto meno scorrevole di quanto si pensi, ci vuole un po' per abituarsi allo stile di White che pare obsoleto e che avrebbe bisogno di essere modernizzato: spesso è inutilmente prolisso e descrittivo, e nonostante sia reduce da Tolkien che è maestro delle descrizioni lunghe e ricche, con White ho trovato che a volte fossero forzate e protratte in maniera quasi imbarazzante tanto da appesantire la narrazione. Ammetto, quindi, senza imbarazzo, di aver saltato alcune pagine perchè non succedeva realmente niente: con il re che fu, re che sarà ci ritroviamo spesso in capitoli dove non succede nulla, dove vi sono scene filler atte soltanto a fare spessore. Invece, trovo che abbia fatto una ricostruzione parziale molto carina –sebbene ci siano dei difetti– con il costume cavalleresco, l'architettura medievale e tutto ciò che ne concerne. La vera chicca del libro non è propriamente sui personaggi del ciclo arturiano, quanto di per sè gli insegnamenti, le riflessioni, che alcuni capitoli regalano, almeno per quanto riguarda il primo libro, La spada nella roccia, che finora è quello che ho apprezzato maggiormente. Il primo, in effetti, ripercorre più vicino le vicende dell'infanzia di Artù, mentre il secondo è inutilmente dispersivo, mostrando di rado un Artù giovane e che deve ancora trovare la sua saggezza. Ritengo che lo stile di scrittura di T. H. White possa essere interessante, anche se a me non ha colpito chissà quanto: è una pietra miliare del panorama fantasy, ma non è uno di quei libri che comprerei o che consiglierei, giacchè a mio parere è una di quelle saghe che può essere apprezzata maggiormente da una nicchia abbastanza ristretta, quindi non per tutti –quasi sicuramente nemmeno per me che nonostante tutto devo dire che sono quasi certa che, alla fine di quest'avventura, gli darò sicuramente un voto pressoché positivo–.
termini come gotico utilizzati in contesti totalmente fuori luogo, ma ormai non mi sorprende più nemmeno questo aspetto, e dopo il primo libro ci si fa abbastanza l'abitudine. Immaginavo che fosse molto di più? Assolutamente sì. Il linguaggio utilizzato risulta molto meno scorrevole di quanto si pensi, ci vuole un po' per abituarsi allo stile di White che pare obsoleto e che avrebbe bisogno di essere modernizzato: spesso è inutilmente prolisso e descrittivo, e nonostante sia reduce da Tolkien che è maestro delle descrizioni lunghe e ricche, con White ho trovato che a volte fossero forzate e protratte in maniera quasi imbarazzante tanto da appesantire la narrazione. Ammetto, quindi, senza imbarazzo, di aver saltato alcune pagine perchè non succedeva realmente niente: con il re che fu, re che sarà ci ritroviamo spesso in capitoli dove non succede nulla, dove vi sono scene filler atte soltanto a fare spessore. Invece, trovo che abbia fatto una ricostruzione parziale molto carina –sebbene ci siano dei difetti– con il costume cavalleresco, l'architettura medievale e tutto ciò che ne concerne. La vera chicca del libro non è propriamente sui personaggi del ciclo arturiano, quanto di per sè gli insegnamenti, le riflessioni, che alcuni capitoli regalano, almeno per quanto riguarda il primo libro, La spada nella roccia, che finora è quello che ho apprezzato maggiormente. Il primo, in effetti, ripercorre più vicino le vicende dell'infanzia di Artù, mentre il secondo è inutilmente dispersivo, mostrando di rado un Artù giovane e che deve ancora trovare la sua saggezza. Ritengo che lo stile di scrittura di T. H. White possa essere interessante, anche se a me non ha colpito chissà quanto: è una pietra miliare del panorama fantasy, ma non è uno di quei libri che comprerei o che consiglierei, giacchè a mio parere è una di quelle saghe che può essere apprezzata maggiormente da una nicchia abbastanza ristretta, quindi non per tutti –quasi sicuramente nemmeno per me che nonostante tutto devo dire che sono quasi certa che, alla fine di quest'avventura, gli darò sicuramente un voto pressoché positivo–.
Caratterizzazione dei personaggi
I personaggi di questo ciclo sono molto caricaturali, molti di loro hanno personalità molto simili che si finisce per confonderli se non ricordassimo i loro nomi.
Artù passa dall'essere un bimbetto curioso e appassionato, buono e cordiale, ad un uomo che si fa facilmente sedurre da Morgawse nel suo letto e che spesso segua sin troppo ciò che il destino ha deciso per lui anzichè vivere la sua vita e prendendo le sue scelte.
In questo, almeno, ho apprezzato Merlino, con la sua retroveggenza e i dialoghi che fanno spesso e volentieri riflettere, ma è anche piuttosto umano e smemorato, e molto spesso cade anche lui preda dei sentimenti che sono radicati nell'uomo, come la rabbia, o dimentica eventi o ricordi, ed è più facile poter empatizzare con lui proprio per queste sue peculiarità.
Devo essere sincera: mi sono trovata ad essere una spettatrice neutrale per tutta la durata del primo e ancora del più del secondo libro –che, ho dimenticato di dirvi, è più cruento rispetto al primo volume– e che non sono davvero riuscita ad affezionarmi a nessuno in particolare se non, appunto, a Merlino. Questo non significa che abbia odiato i personaggi, al contrario: li trovo tutti molto spassosi e comici, e mi sono ritrovata a ridere o sorridere, o addirittura a domandarmi «Sto veramente leggendo ciò che sto leggendo?» proprio per la irriverenza che possiedono i personaggi, ma non sono più di questo. Manca dell'ingrediente principale che porterebbe il lettore ad empatizzare, oltre che bisognerebbe realmente tradurlo con un tono meno aulico e più moderno e semplice, perchè spesso ci si ritrova ad annoiarsi.
Se state, perciò, cercando un romanzo in cui i personaggi vi coinvolgano davvero, lasciatelo perdere: è ottimo per farsi due risate, ma non riesce a tenere incollato il lettore per più di un paio di capitoli, ed anche quelle poche romance che ci sono sono ridotte davvero all'osso. Questo solo se state cercando dei romanzi che mostrino i personaggi del ciclo arturiano sotto una nuova prospettiva, o quantomeno una prospettiva seria. In questo libro, l'unico di veramente serio è soltanto Merlino.
Sono affettuosi individualisti che scampano alle forze del massacro soltanto grazie alla saggezza della fuga
Riassumendo...
Una saga piacevole, ma non tra le dieci saghe fantasy che metterei in un'ipotetica lista di titoli da recuperare assolutamente: spero di ricredermi, almeno fino a dove sono arrivata.
Fra l'altro, una cosa che mi ha alquanto infastidita è che moltissimi personaggi non li ho nemmeno più visti da metà del secondo libro in poi, e di cui non ho nemmeno saputo la sorte –quindi se vi vedete personaggi svanire nell'etere, sappiate che per White è normale–, e per me questo si riassume come un buco di trama non indifferente.
Come dicevo, il romance nei primi due capitoli di questa tetralogia non è nemmeno previsto, però posso assicurare che col terzo avremo (forse) finalmente un po' di tenerezza, dopo cavalieri imbecilli, animali parlanti e situazioni improbabili.
Mi ritengo una fan del ciclo arturiano e vederlo in questa chiave mi ha lievemente lasciata confusa: ripeto, è una lettura piacevole, a tratti noiosa ma è anche da considerarsi un romanzo particolarmente vecchio; tuttavia, io ricordo che il Signore degli Anelli è stato scritto alcuni anni prima e a mio parere risulta molto più scorrevole, quindi se non siete riusciti a continuare o iniziare con Tolkien, lasciate perdere T.H.White.















Nessun commento:
Posta un commento