Ciò che ci hai fatto ti rende un ronin per l'eternità. Come un'anima errante tu camminerai, strisciando sulle ginocchia, alla deriva, senza onore e dignità
Titolo: Il vuoto di Yamauba
Autore: Emanuela A. Imineo
Editore: Press & Archeos
Pagine: 226
Trama: Giappone, età feudale. Yamauba è divenuta mamma di uno splendido bambino. Il marito, stanco di quella donna che ormai ha trovato nel figlio il fulcro dell’esistenza, escogita con sua madre un piano per liberarsene: spingerla al suicidio, facendole credere di aver avvelenato il piccolo con il proprio latte. Così avviene e Yamauba, additata come strega e aggredita dagli abitanti del villaggio, è costretta a rifugiarsi in una caverna sui vicini monti. Convinta di aver ucciso il figlio decide di lasciarsi morire ma, per volere degli Dei, Yamauba sopravvive scivolando nella follia. Tra foreste cupe e distese innevate, la sua unica compagnia saranno gli Yōkai: spiriti crudeli e pericolosi, votati all’inganno. Guidata da uno di essi, Yamauba cederà ai peggiori istinti, nutrendosi di carne umana e accettando di perdere l’anima.
Introduzione
Il vuoto di Yamauba è un retelling horror della leggenda giapponese della Yamamba o Yama-uba, uno Yokai che si dice si nutra di carne umana e che si presenti spesso con l'aspetto di una vecchia strega. In questo romanzo che presenta effettivamente tutte le caratteristiche della figura folcloristica di cui sopra, i temi principali che ci vengono descritti principalmente non abbiamo solo il cannibalismo e la disperazione, ma anche il tema della maternità che a mio parere viene trattato davvero molto bene. Un'altra delle cose che ho realmente apprezzato è che si parli di Giappone feudale e non di Giappone medievale, in quanto è la terminologia corretta.
Lo definirei un buon splatter horror per chi si volesse approcciare al genere, ma anche per tutti coloro che non sono molto propensi all'horror in generale, o per coloro che sostanzialmente amano la cultura giapponese.
Trovo magnifica la copertina e le illustrazioni di Paolo Massagli, il suo tratto cupo mi è piaciuto davvero molto, quindi ottima scelta da parte dell'autrice nel lasciare nelle mani di questo artista la copertina e le illustrazioni all'interno: le ho veramente trovate meravigliose e penso siano una chicca della versione cartacea.
Trovo magnifica la copertina e le illustrazioni di Paolo Massagli, il suo tratto cupo mi è piaciuto davvero molto, quindi ottima scelta da parte dell'autrice nel lasciare nelle mani di questo artista la copertina e le illustrazioni all'interno: le ho veramente trovate meravigliose e penso siano una chicca della versione cartacea.
Stile
Lo stile dell'autrice è semplice ma non per questo banale: ho sempre preferito chi utilizza un linguaggio semplice ma molto evocativo, a tratti molto cupo e crudo nel descrivere dettagli disturbanti.
Il romanzo risulta molto scorrevole e ben architettato, l'autrice si è presa alcune licenze poetiche che personalmente ho davvero apprezzato, forse l'unica cosa che mi ha lasciato con l'amaro in bocca è stato il finale: l'ho trovato, a mio parere, leggermente senza senso, avrei preferito un epilogo diverso, perché la scelta che l'autrice ha fatto francamente non l'ho capita, ma questo dal mio punto di vista. Ciò nonostante penso che sia un romanzo scritto davvero molto bene, coinvolgente, cupo e sanguinolento, dove vi è una profonda ricerca nella cultura giapponese ed è uno studio che è stato fatto in maniera certosina. Il romanzo viene scritto con la terza persona singolare al passato e nonostante questo punto che di solito predilige un aspetto meno introspettivo e più dinamico, ho trovato un ottimo approccio all'introspezione di ogni personaggio che ha saputo dare buone sfumature a tutti quelli presentati. Penso che la parte che ho preferito di questo romanzo è stata la trasformazione graduale di Yamauba, la sua transizione da essere umano a mostro cannibale sino a diventare lo Youkai della leggenda, passando per vari flussi di coscienza e oblio.
Il romanzo risulta molto scorrevole e ben architettato, l'autrice si è presa alcune licenze poetiche che personalmente ho davvero apprezzato, forse l'unica cosa che mi ha lasciato con l'amaro in bocca è stato il finale: l'ho trovato, a mio parere, leggermente senza senso, avrei preferito un epilogo diverso, perché la scelta che l'autrice ha fatto francamente non l'ho capita, ma questo dal mio punto di vista. Ciò nonostante penso che sia un romanzo scritto davvero molto bene, coinvolgente, cupo e sanguinolento, dove vi è una profonda ricerca nella cultura giapponese ed è uno studio che è stato fatto in maniera certosina. Il romanzo viene scritto con la terza persona singolare al passato e nonostante questo punto che di solito predilige un aspetto meno introspettivo e più dinamico, ho trovato un ottimo approccio all'introspezione di ogni personaggio che ha saputo dare buone sfumature a tutti quelli presentati. Penso che la parte che ho preferito di questo romanzo è stata la trasformazione graduale di Yamauba, la sua transizione da essere umano a mostro cannibale sino a diventare lo Youkai della leggenda, passando per vari flussi di coscienza e oblio.
I personaggi li ho trovati a volte forse troppo calcati, come per esempio il personaggio di Akuma che l'ho trovato esagerato nel suo essere un elemento totalmente negativo, senza alcuna sfumatura. Per alcuni personaggi avrei preferito più caratterizzazione.
Personalmente non ho trovato grandi colpi di scena, cosa che non trovo per forza necessari in un romanzo, ma sarebbe stato decisamente più apprezzato, forse appunto lo stesso finale è un colpo di scena, anche se non era ciò che speravo.
Ho apprezzato molto le descrizioni e i dettagli, sono davvero molto esplicativi e nitidi, riescono ad evocare immagini fluide e brillanti, nonostante il grado di cupezza insita nel romanzo.
Caratterizzazione dei personaggi
Come ho già precisato, alcuni personaggi secondo me avrebbero la necessità di avere più sfumature anziché averne soltanto una: Akuma per me è un personaggio incompleto, nel senso che è totalmentenegativo ma annoia a lungo andare, mentre un personaggio come la Yukionna è già un personaggio negativo che però riesce a farti empatizzare con lei; difatti, la Yukionna è stato a tutti gli effetti il mio personaggio preferito, sia perché l'ho trovata meglio caratterizzata del resto dei personaggi, sia perché suscita molto interesse nella sua figura (fra l'altro, anch'essa è uno Youkai, sebbene sia più una classe che una figura singola).
Yamauba stessa è un personaggio che ho trovato molto interessante, sebbene fino a quando non si trasforma nel mostro sanguinario che poi si rivelerà l'ho trovata a tratti noiosa e in certi casi riusciva a suscitarmi dei sentimenti tra il nervosismo e l'esasperazione.
Mi aspettavo, invece, di più dal personaggio di Takara: all'inizio mi aveva dato molte speranze e via via mi è come sembrato che si spegnesse, però tutto sommato l'ho gradito, è molto umano e i suoi cambiamenti li trovo tutto sommato normali –peccato per il finale che per me ancora non riesco a digerirlo–.
A mio parere, i personaggi si alternano molto bene e riescono a non rendere mai la storia noiosa, però hanno le loro pecche e con questo non intendo dire che siano caratterizzati male, ma che avrei preferito una loro linearità, una loro coerenza: ci vengono presentati dei personaggi con le loro sfumature che via via cambiano nei loro poli opposti, compiendo azioni che effettivamente spiazzano il lettore –o almeno a me hanno spiazzata proprio perché da come mi erano stati presentati quei personaggi non mi sarei aspettata un'azione del genere, e non solo per il colpo di scena, ma per il fatto che si allontanava parecchio da come io, lettrice, avevo inquadrato il personaggio.
Riassumendo...
In sostanza, l'ho trovato un buon romanzo, ho seguito la storia con grande interesse e trovo che il retelling di questa leggenda del folclore nipponico sia stato utilizzato davvero molto bene, anche se trovo delle pecche nei personaggi, anche se proprio quelle pecche portano a quelle conseguenze. Fra le altre cose, l'edizione cartacea è un must have perché è davvero ben fatta, quindi vi consiglio assolutamente di recuperarlo in questa edizione.
Il lato splatter horror di questo romanzo è secondo me il pezzo forte, come lo è anche il tema della maternità e come è stato gestito. Anche lo stile dell'autrice l'ho trovato molto fluido e stimolante, i capitoli brevi davano il giusto ritmo alla narrazione, ed è una cosa che apprezzo sempre: meglio capitoli più corti che quelli troppo lunghi che alle lunghe vanno a scemare l'interesse.
Il lato splatter horror di questo romanzo è secondo me il pezzo forte, come lo è anche il tema della maternità e come è stato gestito. Anche lo stile dell'autrice l'ho trovato molto fluido e stimolante, i capitoli brevi davano il giusto ritmo alla narrazione, ed è una cosa che apprezzo sempre: meglio capitoli più corti che quelli troppo lunghi che alle lunghe vanno a scemare l'interesse.
Questo fra l'altro era il primo romanzo dell'autrice che leggevo, prima di questo ho recensito un manuale meraviglioso sul mondo dei tarocchi che vi consiglio di recuperare perché è molto curato. Spero, in un secondo momento, di recuperare altri romanzi dell'autrice, mi ha lasciato una piacevole sensazione e la sua vena dark e cruda come piace a me mi ha lasciato una bella impressione. La ringrazio per questa meravigliosa opportunità e per la copia cartacea, e spero che in futuro potremmo collaborare ancora.
















Un'analisi che mi ha lasciato senza fiato! Grazie per le tue parole... la mia vena sadica ringrazia per averti "spiazzato" con i personaggi - faccina da diavoletto XD - hai colto ogni dettaglio della storia comprendendone anche il dolore. Grazie **
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