La ruota d'argento di Dama Berkana



Il vostro è un mondo piccolo, chiuso nei margini fisici e mentali che ogni giorno siete intenti a costruire. E' asfissiante, così pieno di inutilità che insistete a ritenere indispensabile. Tuttavia, è colmo di un bene prezioso che lo rende splendido. Trabocca di ciò che solo voi mortali siete in grado di portare alla luce.
⭐️⭐️⭐️/5

Titolo: La Routa d'argento
Autore: Dama Berkana
Editore: Self Published
Pagine: 520
TramaOgni anno, per tre notti, fenomeni inspiegabili avvengono nella mitica terra di Iperborea. Re Ailim sente che qualcosa nella foresta di Aramo lo sta chiamando e attende la sua venuta. Il suo Primo Cavaliere Cahal, al contrario, non si lascia suggestionare. Eppure, nessuno dei due sospetta che la terribile minaccia degli Oscuri sta per abbattersi su di loro e che solo restando uniti potranno fermarla. Ciò che si cela dietro le magiche notti del mese di Samon cambierà per sempre non solo le loro vite, ma quelle dell’intero Cosmo.Personaggi leggendari, divinità mitologiche e suggestive atmosfere del mondo celtico tessono la tela de “La Ruota d’Argento”.Un’avventura mozzafiato si palesa all’orizzonte, ma solo chi avrà il coraggio di compiere il proprio destino toccherà le stelle.


Introduzione
Il Dio guardiano dell'Annwn, il carceriere di Aodhan, l'essere che ha condannato il Popolo Nascosto. Era Arawn l'immensa massa di muscoli che titaneggiava sulle loro teste. Era lui che, interamente composto della stessa acqua in tempesta che sferzava l'Abisso, emetteva versi grotteschi e illuminava con vigore l'ambiente. Infatti, osservandolo, si aveva l'impressione di guardare una tempesta marina rinchiusa in una boccia di vetro. Sebbene la sua enorme stazza facesse ben individuare la presenza di un capo, di possenti braccia e di un corpo che si perdeva tra le onde, Arawn non era fatto di carne e tessuti, ma di acqua. Un tipo di acqua inarrestabile, eterna e costantemente in balia del vento burrascoso. Tuoni, lampi e fulmini si accavallavano dentro il Guardiano ed erano essi a generare le stranezze sentire e viste prima dal re.
Sono venuta a conoscenza di questo libro grazie ad un giveaway che ho vinto e devo dire che è stato una piacevole scoperta: sono un'amante della cultura celtica in generale, ma trovarmi davanti ad un fantasy completamente ispirato alla mitologia gallese è stata davvero una sorpresa. La ruota d'argento è un epic fantasy che segue le vicende di Cahal e del suo re, Ailim, due giovani cresciuti assieme e che dovranno affrontare un viaggio e un'impresa non indifferenti. L'ambientazione si divide tra Iperborea e i regni dell'Oltretomba, il tutto per salvare davvero il regno di Iperborea dalla minaccia oscura di un druido pericoloso che vorrà a tutti i costi sovvertire l'equilibrio dei mondi, inconscio del fatto che ciò sia legato ad uno schema molto più grande persino di lui. Al momento, questo è il libro d'esordio dell'autrice che sta preparando un prequel di quest'opera che sarà disponibile a breve, quindi tutti coloro che sono appassionati di mitologia celtica dovrebbero sicuramente recuperare questo volume.




Stile 
Che la Ruota d'Argento possa brillare eternamente al di sopra delle tenebre
Partirò con cinque punti forti dello stile dell'autrice che mi hanno personalmente colpito, fino ad arrivare ai tre difetti che possiede questo libro secondo il mio punto di vista (voglio sottolineare che è una mia personalissima opinione, quindi un parere davvero molto soggettivo).
  1. Come viene trattata la mitologia gallese: Ho sempre avuto un debole per la figura di Arawn, il dio dell'Oltretomba della mitologia gallese, e qua viene davvero descritto molto bene, ma come viene trattata e adattata alla perfezione nell'ambientazione e nella storia stessa. Le divinità citate le sono riuscita ad apprezzare maggiormente anche grazie all'elaborato studio che l'autrice ha fatto per poter scrivere un romanzo di questa portata –e fidatevi, non ci sono moltissimi libri che riportano informazioni come l'Edda o per ciò che concerne la mitologia greca e romana–.
  2. L'ambientazione:
    L'ambientazione in sé secondo me è davvero fatta molto bene, la mappa è davvero ricca e abbiamo addirittura due piani su cui si svolgono le vicende; in più, il viaggio nell'Oltretomba è stato davvero molto entusiasmante e l'ho preferito molto di più di quello attraverso Iperborea.
  3. La lunghezza dei capitolo: può sembrare una banalità, ma io ho trovato che la divisione dei capitoli sia sta pensata davvero con molta precisione, sia perché a volte la fluidità si va a perdere e quindi spezzando un pò alcune scene si riesce ad alleggerire il carico di informazioni contenute in un capitolo, sia perché la lettura ne diventa più piacevole.
  4. Lo stile molto descrittivo: in effetti, in tutto il libro si potranno trovare lunghe e ricche descrizioni che aiutano moltissimo a comprendere il mondo, le caratteristiche fisiche dei personaggi, degli animali, ecc... Trovo che sia una delle cose che ho apprezzato maggiormente, dopo la caratterizzazione dei villains.
  5. La grafica e l'editing: trovo che la grafica sia davvero stupenda, la cura delle mappe e della copertina, persino l'impaginazione è tutto ad hoc. Devo dire che in tutto il libro non ho trovato alcun errore di editing –o se ce ne era uno, io non lo ricordo– ed è una cosa che mi ha sorpresa davvero molto, perchè nei libri di esordienti ne trovo sempre moltissimi–
e ora passiamo ai difetti che ho riscontrato:
  1. La scorrevolezza: Diciamo che per me non è stato proprio scorrevole come libro, il che potrebbe essere imputabile semplicemente al periodo che stiamo passando, certamente, ma alcune volte ho fatto davvero fatica a continuarlo, e non perché fosse noioso, ma perché c'erano delle parti che secondo me rallentavano molto il ritmo di narrazione ed io odio saltare i capitoli, lo trovo un atto irrispettoso nei confronti dell'autore, però alla fine sono rimasta tutto sommato soddisfatta del risultato, anche se c'ha messo un po' a partire.
  2. I dialoghi: Nella prima metà, devo dire che ho trovato i dialoghi un po' più naive rispetto al resto, ma questa è una cosa che ho ritrovato maggiormente all'inizio, poi migliorano bene o male. 
  3. Animali con comportamenti fin troppo umani: qui non vorrei fare spoiler, ma comunque a grandi linee è vero, ha un senso, ma a me non è comunque piaciuto. La vedo una scelta narrativa solida ma che a me non ha fatto impazzire. Troppo fiabesca come idea, preferisco un contesto più realistico ad uno più fantasy, come in questo caso.
Caratterizzazione dei personaggi
Quando persi il mio arto, reciso in battaglia, temetti di non poter più guidare il mio popolo [...] Ma poi mi resi conto che non sarebbe stato il fisico che avrebbe deciso la mia sorte, bensì la mia stessa mente [...] Capii che il potere delle parole poteva cambiare il destino di un uomo. Persino quello di un re.
Sarò sincera: ho adorato la caratterizzazione di villains più di quella dei protagonisti stessi: questo perchè non sono particolarmente atta a legarmi con dei legali buoni –per chi non avesse mai giocato a Dungeons and Dragons, i legali buoni sono i paladini della giustizia– e Ailim e Cahal sono a tutti gli effetti gli emblemi del legale buono. Una delle cose che tra l'altro ho trovato è che i due si assomiglino così tanto che spesso li confondevo, se non fosse per sottili sfumature che in effetti li caratterizzano. I malvagi, qui, sono malvagi per scelta o spesso perchè il mondo ha fatto a loro dei torti, quindi viene anche in maniera comprensibile tifare un po' per loro ad un certo punto, perchè fanno cose più interessanti di quelli che nella storia vengono considerati buono: seguono uno scopo loro perchè lo
desiderano davvero, sono disposti a tutto pur di arrivarci per cui il fine giustifica sempre i mezzi, creano sotterfugi formidabili in barba a tutti gli altri e riescono ad arrivare pure all'obiettivo. Questo libro è uno di quei rari casi in cui, secondo me, avrebbero dovuto vincere i cattivi perchè avevano pretesti più interessanti dei buoni. Ma anche nei buoni ci sono personaggi che sono comunque validissimi, come Pryderi e Oskar, che insieme fanno il duo migliore di tutto il libro e mi hanno fatto scappare più di una risata. Un'altra delle cose che forse avrei preferito è sicuramente la presenza di una romance più consistente: ok, le romance non tengono e non dovrebbero tenere in piedi un fantasy, su questo non finirò mai di esprimermi positivamente, ma penso che a volte dia lo sprono ad alleggerire i toni e ad appassionarsi alla storia. Tutti i grandi fantasy posseggono una buona componente romance, cosa che secondo me questo romanzo è mancante, o quantomeno io non ne ho trovata –o meglio, sono io che ad un certo punto ho iniziato a crearne qua e là anche dove era palese che non ci fossero– di interessante o che mi solleticasse quel tanto di curiosità.

Riassumendo...
Nemora alta remotis incolitis lucis
Dunque, direi che non sono così scontenta di questo libro, tolte qualche cosa che forse non mi entusiasmato l'ho ritenuto una lettura piacevole e quantomeno diversa dal solito fantasy. Lo consiglierei soprattutto a tutti coloro che sono appassionati di mitologia e folklore, o di tradizione celtica, meglio ancora se gallese, a tutti coloro che amano i viaggi mistici e specialmente a tutti coloro che non sopportano il romance. Ringrazio comunque Daniela che mi ha fatto scoprire molte più cose riguardo alla mitologia del pantheon gallese e di aver creato un romanzo che le racchiuda un po' tutte: il lavoro che ha fatto è davvero immenso e devo dire che mi ha stupito l'inserimento della lingua originale qua e là, oltre al fatto che ha saputo gestire nel complesso molto bene tutto.


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