Chiamami col tuo nome di Andrè Acìman

 


Non siamo stati composti per un solo strumento; nè tu, nè io

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️/5

Titolo: Chiamami col tuo nome
Autore: Andrè Acìman
Editore: Guanda Editore
Pagine: 280
Trama: Vent'anni fa, un'estate in Riviera, una di quelle estati che segnano la vita per sempre. Elio ha diciassette anni, e per lui sono appena iniziate le vacanze nella splendida villa di famiglia nel Ponente ligure. Figlio di un professore universitario, musicista sensibile, decisamente colto per la sua età, il ragazzo aspetta come ogni anno "l'ospite dell'estate, l'ennesima scocciatura": uno studente in arrivo da New York per lavorare alla sua tesi di post dottorato. Ma Oliver, il giovane americano, conquista tutti con la sua bellezza e i modi disinvolti. Anche Elio ne è irretito. I due condividono, oltre alle origini ebraiche, molte passioni: discutono di film, libri, fanno passeggiate e corse in bici. E tra loro nasce un desiderio inesorabile quanto inatteso, vissuto fino in fondo, dalla sofferenza all'estasi. "Chiamami col tuo nome" è la storia di un paradiso scoperto e già perduto, una meditazione proustiana sul tempo e sul desiderio, una domanda che resta aperta finché Elio e Oliver si ritroveranno un giorno a confessare a se stessi che "questa cosa che quasi non fu mai ancora ci tenta".

Introduzione
Vedi qualcuno, anzi, non lo vedi realmente, è dietro le quinte. Oppure lo noti, ma non scatta nulla, non ti «prende», e prima ancora che tu sia consapevole della sua presenza, o che qualcosa ti turba, le sei settimane che ti sono state offerte sono quasi passate e lui è partito o poco ci manca e ti affanni per accettare una cosa che, a tua insaputa, ti cresce sotto il naso da giorni e presenta tutti i sintomi di ciò che puoi solo chiamare Lo voglio
Avrete sicuramente sentito parlare di Chiamami col tuo nome grazie all'omonimo film che vede Armie Hammer e Timothèe Chalamet nei panni dei protagonisti di questo libro. Ecco, eliminate il film perchè con il libro c'entra sommariamente, in quanto a mio parere è praticamente impossibile poter riportare in un adattamento cinematografico la potenza del sentimento che è intrinseco in questo romanzo. Delle differenze sostanziali con il film ve ne parlerò verso la fine, ma prima vorrei spendere due parole su Andrè Acìman: scrittore statunitense di origini egiziane, oltre a Chiamami col tuo nome ha scritto anche Le notti bianche e Cercami –sequel di Chiamami col tuo nome–, ha vissuto in Italia e spesso i suoi romanzi sono proprio ambientati nel nostro Bel Paese. Chiamami col tuo nome è il suo romanzo d'esordio, si colloca principalmente nel genere romance con una predominante drammatica che definisce l'opera spettacolare, profonda e molto complessa. Le vicende sono ambientate in Liguria e per un breve tratto anche a Roma, dove i due protagonisti albergano per una settimana circa. Il tutto durante l'estate: il preambolo, infatti, sembra descrivere un amore estivo, ma col passare del tempo il sentimento diverrà più complesso via via che noi continuaiamo a leggere.




Stile
Volevo essere come lui? Volevo essere lui? O forse volevo solo averlo? Oppure «essere» e «avere» sono verbi del tutto inadeguati nell'intricata matassa del desiderio, per cui avere un corpo di qualcuno da toccare ed essere quel qualcuno che desideriamo toccare è la stessa cosa, sono solo rive opposte di un fiume che scorre dall'uno all'altro, poi torna indietro e infine va di nuovo verso l'altro, e ancora, e ancora, un circuito perpetuo dove la cavità del cuore, come le botole del desiderio e i buchi del tempo e il cassetto a doppiofondo che chiamiamo identità, condividono una logica ingannevole, secondo la quale la distanza più breve tra vita reale e vita non vissuta, tra ciò che siamo e ciò che vogliamo, è una scalinata tortuosa progettata con l'empia crudeltà di M.C. Escher.
Allora, parto subito col dire che lo stile di Acìman mi ha catturata sin dalla prima pagina: ha davvero il potere di catturare il lettore, con una fluidità ma senza togliere niente ad una scrittura molto curata e arzigogolata, righe di incredibile bellezza e pregne di una maestosa poesia. Acìman riesce a descrivere perfettamente la vicenda e i sentimenti di Elio –giacchè è Elio ad essere il narratore– in maniera talmente viva da riuscire a far provare tutta quella gamma di sentimenti, tra l'amore, l'ossessione, la passione e il dolore, al lettore. Siamo catapultati noi stessi nel corpo di Elio, e quindi riusciamo a definire questa storia reale. Non è tipo da descrizioni lunghe e dettagliate, ma in un certo senso tu, lettore, riesci a delineare perfettamente ogni minima parte di ciò che ti sta descrivendo, dai luoghi, alle cose, alle persone. Acìman è un po' come Murakami, che passa dalla dolcezza in cui vorresti crogiolarti per sempre a scene che
molto più forti, perchè alla fine il sesso è una parte fondamentale di questo romanzo, come anche la crudezza di determinati dettagli o scene. Sono quasi convinta che anche i più puritani che non amano le scene erotiche nei romanzi troveranno necessarie determinate scene –salvo provare quella sensazione di cringe profondo in altre che non sono ancora riuscita a superare nemmeno io–. Il punto, secondo me, è che avrebbe potuto metterci qualsiasi tipo di coppia e avrebbe comunque funzionato, non è il fattore LGBT+ ad attirare e a condire il tutto con quella dose di pepe in più –affatto–, ma semplicemente è il modo in cui descrive questo amore con una potenza e una forza ineguagliabili. Ho spesso pianto con questo romanzo, sarò sincera: tutti possono un po' ritrovarsi in Elio, tutti abbiamo amato qualcuno che alla fine ha scelto di andare per la sua strada, ma il bello di chiamami col tuo nome è questo, oltre al messaggio che trapela dall'ultimo capitolo fino alla fine, e cioè che l'amore, quello vero, non si può cancellare, non si può far finta di non aver provato. Al massimo possiamo nasconderlo, ma rimuoverlo quello no. Credo che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita questo libro, è uno di quei romanzi che insegna qualcosa in maniera diversa per ognuno di noi –indipendentemente dal film che a me è sembrata una recita molto costruita e priva di tutte quelle simbologie che invece c'erano tra di loro–. Sono anche molto sorpresa addirittura che non gli sia mai stato riconosciuto un premio, perchè è proprio una di quelle opere che ti aspetteresti che venisse premiato.


Caratterizzazione dei personaggi
Rinunciamo a tanto di noi per guarire più in fretta del dovuto, che finiamo in bancarotta a trent'anni, e ogni volta che ricominciamo con una persona nuova abbiamo meno da offrire.
Elio e Oliver sono due protagonisti spettacolari: ci sono tratti di entrambi che mi sono piaciuti in maniera diversa, così come mi è anche piaciuto il personaggio del padre –vale la pena leggere il libro interamente anche solo per leggere il dialogo che hanno lui ed Elio, riportato fra l'altro pari pari al libro nel film e unica scena che io salvo–. Elio è un po' un outsider, differentemente dal film non esce spesso, non ha amici, passa le sue giornate a suonare, comporre, riscrivere spartiti, leggere in un loop senza fine. Elio potrebbe rispecchiare quella percentuale delle persone che non ama uscire di casa o interfacciarsi col prossimo –sottoscritta inclusa–. Si prende una
cotta per Oliver sin da subito, è una cosa palpabile, che pian piano si ingigantisce, diventa un po' la sua ossessione. C'è da dire che mentre leggevo Chiamami col tuo nome mi ha molto ricordato, per molti aspetti, Lolita: in effetti, potrebbe sembrare il corrispettivo LGBT+ di Lolita nei primi due capitoli, poi la cosa va migliorando e si discosta molto dal prototipo di ossessione malata che aveva Lolita di Nabokov (vi invito a leggerlo per trovare persino una frase che ricollega molto i due romanzi e venirmi a dire "dannazione, hai ragione, non ci avevo mai fatto caso!") Oliver no, Oliver è, come lo chiama la madre di Elio, una muvistar: all'inizio, devo dire che ho provato un'insana voglia di trasformarmi in Elio e mollargli un pugno, è particolarmente odioso, come quelle persone che sanno di essere belle, carismatiche e intelligenti (un po' come Light Yagami ma senza l'istinto omicida e il complesso napoleonico) e non si prende nemmeno la briga di nasconderlo; però, alla fine, questo è solo un altro modo per nascondere la timidezza a quanto pare. Oliver esce spesso, è sempre in giro, piace a tutti, rimorchia un gran numero di ragazze ed Elio subisce, ma lo fa in maniera consapevole e arrendevole, senza nemmeno soffrirci apparentemente. Il fatto è che il loro amore non sboccia così, subito, e sinceramente non sapresti nemmeno come sia potuto succedere, perchè succede in maniera inusuale, e Oliver non sembrava nemmeno ricambiare, quindi la cosa ti lascia anche molto spiazzato di come reagisce alla confessione di Elio, ti ritrovi a pensare di essere tu lo scemo che non ha capito nulla. Ma fondamentalmente, qualcuno ci ha mai capito qualcosa nell'amore? Se lo avessimo capito, a quest'ora bastava un libretto delle istruzioni con le controindicazioni su cosa fare o non fare, no?


Le differenze con il film
Avevamo trovato le stelle, tu e io. E questo capita una sola volta nella vita.
Sin dalla prima volta che ho visto Call me by your name ho pensato: "Perchè alla gente piace tanto?" giusto perchè non mi è mai piaciuto e rivedendolo anche dopo aver letto il libro, lo apprezzo ancora di mano, però ammetto che per molti versi è fedele. Certo, se avessero preso qualcuno con un minimo di dote recitativa maggiore di quella di Chalamet sarebbe stato meglio: secondo me è proprio uno dei tanti problemi di quel film il fatto che lui non sappia recitare in maniera adeguata –se avete visto Il Re sapete di che parlo, oppure qualcuno se lo ricorda in Interstellar? No? Eh allora vedete che ho ragione?!–, ma non è solo questo, è che Chiamami con il tuo nome è raccontato in prima persona ed è molto più introspettivo di quanto lo sia quel film. Molte cose non le si intendono, non vengono spiegate e risultano abbastanza scialbe e prive di alcun sapore anche grazie all'inespressività di Timothèe. Tutto il viaggio a Roma viene eliminato –e nel film vanno a Bergamo–, la location viene spostata in Lombardia –ma sappiamo che ci sta il mare, e il mare era importante anche per una questione di odori–, senza contare il pezzo forte, forse la cosa migliore di tutto il libro: il finale. Il finale del film culmina a molte pagine indietro rispetto all'epilogo vero e proprio del romanzo e questo lo rende una misera e patetica storiella estiva senza alcun significato, mentre il loro amore va avanti per vent'anni, nonostante matrimoni, lavoro, e altre vicissitudini. E la mia domanda fondamentale è: PERCHE'? E' una scelta narrativa idiota e priva di senso. Tra l'altro in questa maniera si rende Oliver l'infame della situazione quando non lo è così profondamente: non si mollano in una chiamata. Guadagnino per me ha toppato proprio il senso di tutto il romanzo, continuo ancora a pensare che lo abbia travisato per farne un prodotto abbastanza scadente dove ha ricopiato pari pari le scene e le battute, ma non lo ha condito come si deve. E' come quelle repliche dei quadri famosi che magari appare bella e arreda anche casa tua, ma sai perfettamente che è una replica in cartonato e non su una tela.

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4 commenti:

  1. Anche stavolta hai riportato perfettamente ciò che penso anch'io. Trovo che Timothée sia adorabile e, dal punto di vista puramente estetico, un Elio pressoché perfetto, ma dal punto di vista interpretativo beh, Elio è impareggiabile, forse addirittura impossibile da riportare sullo schermo - e sicuramente Guadagnino ci ha messo del suo, non usando forse la tecnica adeguata a quello che ha tutto l'aspetto di un diario.

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  2. Bellissima analisi, confesso di non aver ancora letto il libro o visto il film.

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  3. Ho visto il film ma numero è piaciuto quindi non credo che leggerò il libro

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  4. Purtroppo questo libro non ha saputo conquistarmi, soprattutto per lo stile di scrittura

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