Lei è un prodigio, mia cara. Forse, ho appena giocato contro il miglior giocatore della mia vita
⭐️⭐️⭐️⭐️,8/5
Titolo: La regina degli scacchi
Autore: Walter Tevis
Editore: Mondadori
Pagine: 324
Trama: Finita in orfanotrofio all'età di otto anni, Beth Harmon sembra destinata a una vita grigia come le sottane che è costretta a indossare. Ma scopre presto due vie di fuga: le pillole verdi, distribuite a lei e alle altre ragazzine dell'orfanotrofio, e gli scacchi. Il suo talento prodigioso è subito lampante; una nuova famiglia e tornei sempre più glamour e avvincenti le permettono di intravedere una nuova vita. Se solo riuscisse a resistere alla tentazione di autodistruggersi... Perdere, vincere, cedere, resistere: imparare, grazie al gioco più solitario che ci sia, a chiedere aiuto, e a lasciarselo dare.
Introduzione
E cosa c'entrava essere una donna? Lei era la migliore di tutti i giocatori d'America
Abbiamo tutti avuto il piacere di vedere la serie targata Netflix de La regina degli scacchi: la serie infatti è tratta da questo libro, scritto nel 1983 da Walter Tevis, autore già molto conosciuto per Lo spaccone e L'uomo che cadde sulla Terra. Dei suoi libri, quattro sono stati trasposti in film o serie tv. Principalmente, come per la regina degli scacchi, Walter Tevis ha sempre scritto degli spaccati di vita/slice of life, raccontando storie in cui i personaggi sono realmente straordinari mantenendo comunque un loro grado di umanità e che riescono sempre e comunque ad entrare in empatia con i suoi lettori. Purtroppo, Walter Tevis è morto di cancro nel 1984, un anno dopo la pubblicazione de La regina degli scacchi. Per la stesura di questo romanzo chiese il consulto di quattro grandi scacchisti, fra cui Bruce Pandolfini per la correzione degli errori riguardanti il gioco.
Stile
Per alcune persone gli scacchi non sono che un passatempo, per altri una cosa compulsiva, quasi una droga.
E di tanto in tanto viene fuori qualcuno per cui sono un diritto di nascita.
Lo stile di Tevis è molto incalzante e tecnico, se non si è un minimo preparati con gli scacchi è difficile seguirlo –e questo vale anche per chi ci gioca da anni con gli scacchi–: varie volte mi sono trovata al punto di dover prendere una scacchiera digitale e posizionare i pezzi per seguire le mosse, perchè per quanto cercassi di stare dietro alle partite, non era così facile. Lo stile di scrittura che segue è fatto appositamente breve e scattante proprio per far immedesimare il lettore nella rapidità di mano con cui i personaggi, ma specialmente Beth, giocano le loro partite, anche se non tutto il romanzo è basato sugli scacchi.
La cosa che ho apprezzato maggiormente nel suo stile è che riesce a far convivere non solo il ruolo scacchistico, che è fondamentale, ma anche i sentimenti che provano questi personaggi e che pian piano si insinuano sotto pelle, come se fosse lo stesso lettore a giocare a scacchi.
I periodi sono spesso brevi e concitati proprio per dare un ritmo frenetico alla narrazione, eppure non manca mai di nulla: riesce sempre a darci l'idea più che sulle cose sulle emozioni, sull'interiorità dei personaggi, su come percepiscano il mondo interno e la loro interiorità . Un po' più deludente sul piano delle descrizioni fisiche, in quanto spesso e volentieri mi è sembrato di leggere una lunga lista della spesa: credo sia una delle cose che ho preferito meno del libro e che, nonostante tutto, passa in secondo piano quando ti accorgi di quanto ti senta preso da questa storia, di questo personaggio che riesce a dare un senso positivo al femminismo, al suo essere donna, con pregi e difetti ben evidenziati.
La regina degli scacchi è scorrevole, riesce così tanto a coinvolgerti che ti ritrovi fin troppo velocemente alla fine con una stretta allo stomaco: libri che riescono a coinvolgerti così tanto ormai son rari, e quando se ne trova uno del genere vuoi che duri abbastanza da poterlo vivere ancora per un po'. A parte il linguaggio tecnico per quanto riguarda le partite scacchistiche, il resto è raccontato con uno molto ben costruito ma mai complesso. E' efficace e non si prende per forza la briga di essere per forza complesso.
Tevis aveva un gran talento ed io ho davvero apprezzato molto il suo stile: in un altro momento, credo che non avrei apprezzato così tanto il suo balzare da una scena all'altra all'improvviso, a volte senza concludere davvero una scena, ma devo dire che al termine di questo libro ha tutto perfettamente senso e non blocca mai la narrazione; un po' meno se si considerano, invece, gli sbalzi temporali e i vari buchi –non di trama– che si lascia dietro e che aprono mille domande, almeno per quanto mi riguarda.
Per finire, io non sono una grande amante dei finali aperti, di recente me ne capitano tantissimo: i finali aperti mi hanno sempre lasciato molta frustrazione e molteplici domande, ed è proprio quello che mi ha lasciato questo libro. Non che non sia soddisfatta, alla fine penso che sia il finale giusto per il libro giusto, ma avrei preferito capire che scelte avrebbe fatto dopo tutto quello che ha concluso quando è arrivata allo scopo ultimo del suo viaggio. Insomma, per me Beth Harmon aveva almeno un altro capitolo di spiegazioni da darci e non mi sento di dire di essere soddisfatta al 100% di questo finale, ma non che mi senta di dissentire.Caratterizzazione dei personaggi
Qui in Messico la sua voce era distante, ma il tono era teatralmente allegro, come se stesse provando un'incomunicabile gioia tutta sua.
Mi sono presa la briga di prendere in esame Beth, perchè oltre ad essere la protagonista al centro di questa storia, è anche il personaggio più complesso fra tutti quelli che vengono presentati e vi ritroverete ad amarla tanto quanto l'ho amata io.
Beth è un personaggio infinitamente sensibile e fragile, che trova la sua unica forza dietro ad una scacchiera e non capisce bene ciò che vuole fare della sua vita –un po' come la maggior parte delle persone nel mondo–, però è davvero determinata a spiccare nel mondo degli scacchi e questo perchè è qualcosa che ama profondamente.
Io ho poi amato il senso che da al femminismo dal suo punto di vista, che non è mai quel tipo di femminismo tossico che io mi ritrovo spesso nei libri che escono adesso, con dell'insano politically correct sistemato un po' qui e un po' lì, ma quello che io ritengo un grandissimo fondamento della mia visione da essere umano, e cioè: "che importa se sono donna, io voglio essere alla pari dell'uomo e voglio che mi riconoscono brava in quello che faccio non perchè sono donna, ma perchè ci metto lo stesso impegno." Penso che sia un pensiero che mi ha davvero commossa: lei per tutto il romanzo non vuole che gli venga riconosciuto il titolo di prodigio perchè per una donna era impossibile per quegli anni avere dei riconoscimenti, ma perchè voleva essenzialmente essere un ottimo giocatore di scacchi, indipendentemente dal suo sesso. Per me questo è il fondamento del femminismo e questo romanzo ne è talmente impregnato che dovrebbe essere la bibbia per tutte le femministe.
Ho detto che è un personaggio fragile, con delle dipendenze che non passano inosservate, ma ne esce sempre da sola e a testa bassa e questo fa di lei uno dei personaggi femminili più forti che abbia letto: è determinata, va avanti sempre per la sua strada senza curarsi delle cose che sono superflue alla maggior parte delle persone della sua età , e per tutto il libro vediamo questa crescita, dalla bambina silenziosa alla giovane donna che vince contro il suo peggior nemico.
Dicevo anche Beth è sensibile, perchè riesce ad affezionarsi davvero a pochissime persone che nella sua vita sono davvero molto importanti e le ricorda tutte perchè ognuna segna in maniera permanentemente la sua vita –e difatti, molti dei personaggi che incontra li cita in diversi momenti della sua vita anche a distanza di anni–; in un certo senso, una cosa che non mi sarei aspettata da una persona come lei è che si innamorasse e forse questa è stata la grande mancanza di questo libro: non sapere se quella relazione si concretizzerà o meno. So che non era questo lo scopo del libro, però non ho potuto comunque non dispiacermene perchè, a mio parere, avrebbe potuto dare un qualcosa in più alla storia.Le differenze con la serie
La serie è fedele, almeno fino alla prima metà del libro, dopo di che la sceneggiatura è stata cambiata, e qua dovrei aprire varie parentesi che, tuttavia, sono considerazioni mie, quindi potete saltare a piedi pari questo ultimo paragrafo se non avete visto la serie de La regina di Scacchi e volete assolutamente recuperare il romanzo:- Il rapporto con la madre nella serie è illustrato in maniera totalmente diversa da come ci viene mostrato nel libro: Beth per la madre prova un certo tipo di ringraziamento e le fa piacere che l'accompagni ai tornei, ma qui finisce. Niente grandi amicizie, anzi, si può dire che addirittura Beth spesso e volentieri provi del risentimento per la sua madre adottiva
- Il padre di Beth non si è mai fatto una nuova vita, ed anzi sembra che avessero anche un rapporto, se pur appena accennato
- Beth non ha assistito alla morte della madre, lei era a casa tutta sola ad aspettarla
- Townes non è così tanto presente nella storia come la serie vuole farci credere: si incontrano giusto due volte e poi viene accennato un altro paio di volte.
- Beltik non va a dirle che è preoccupato perché la vede strana, è la stessa Beth che si rimette in piedi da sola, con le sue forze.
- L'intreccio con Jenny non è mai esistito e la discussione sul suo vero amore è un'invenzione della serie che, fra le altre cose, ho trovato anche abbastanza inutile e irreale
- Il rapporto di Beth e Benny è molto più profondo, lungo e accennato di quanto non faccia la serie, ma effettivamente il personaggio di Benny è accennato –escludendo quel "mi manchi" che in realtà , a malincuore, devo svelarvi che non esiste
Per un attimo provò ad immaginare di viaggiare con D.L. Townes, loro due da soli a Mosca. Ma non era la stessa cosa. Le mancava Benny, non Townes. Le mancava la mente razionale e rapida di Benny, il suo giudizio e la sua tenacia, la conoscenza degli scacchi e di lei stessa. Sarebbe stato seduto accanto a lei, avrebbero parlato di scacchi e a Mosca, dopo ogni mossa, avrebbero analizzato le mosse e poi si sarebbero preparati per il prossimo avversario. Avrebbero mangiato insieme in hotel, come aveva fatto con la signor Wheatley. Avrebbero visitato la città e quando avessero voluto avrebbero potuto fare l'amore in albergo.
- Townes non è presente al torneo in Russia –ve l'ho detto che non figura così tanto come nella serie–















Analisi super approfondita! Mi ispira molto questa lettura, sicuramente lo leggerò presto
RispondiEliminaA me ma serie è piaciuta moltissimo
RispondiEliminaMolto interessante la tua analisi... Non ho ancora visto la serie per fui nel caso leggerei prima il libro
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