Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien

 


⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️/5
Lontan sui monti fumidi e gelati in antri fondi, oscuri, desolati, prima che sorga il sol dobbiamo andare i pallidi a cercar ori incantati


Autore: J.R.R. Tolkien
Editore: Adelphi
Pagine: 342
Trama: "Lo hobbit" è il libro con cui Tolkien ha presentato per la prima volta, nel 1937, il foltissimo mondo mitologico del Signore degli Anelli, che ormai milioni di persone di ogni età, sparse ovunque, conoscono in tutti i suoi minuti particolari. Tra i protagonisti di tale mondo sono gli hobbit, minuscoli esseri "dolci come il miele e resistenti come le radici di alberi secolari", timidi, capaci di "sparire veloci e silenziosi al sopraggiungere di persone indesiderate", con un'arte che sembra magica ma è "unicamente dovuta a un'abilità professionale che l'eredità, la pratica e un'amicizia molto intima con la terra hanno reso inimitabile da parte di razze più grandi e goffe" quali gli uomini. Se non praticano la magia, gli Hobbit finiscono però sempre in mezzo a feroci vicende magiche, come capita appunto a Bilbo Baggins, eroe quasi a dispetto di questa storia, che il grande "mago bianco" Gandalf coinvolgerà in un'impresa apparentemente disperata: la riconquista del tesoro custodito dal drago Smog. Bilbo incontrerà così ogni sorta di avventure, assieme ai tredici nani suoi compagni e a Gandalf, che appare e scompare, lasciando cadere come per caso le parole degli insegnamenti decisivi. E il ritrovamento, apparentemente casuale, di un anello magico, è il germe della grande saga che Tolkien proseguirà nei tre libri del "Signore degli Anelli" illuminando nel suo durissimo senso un tema segreto de "Lo hobbit": cosa fare dell'Anello del Potere?

Tutti conosciamo Tolkien per via delle saghe cinematografiche ispirate al mondo di Arda: peccato, c'è da dire, che per quanto siano stupendi, dei veri capolavori, contengano solo una minima parte di ciò che viene narrato nei romanzi. Come sarebbe stato possibile, dopotutto? E' un universo talmente vasto che ci si potrebbero fare serie tv lunghissime e ancora non basterebbe, probabilmente.
La magnificenza di Tolkien si vede anche in libri molto semplici come lo è lo Hobbit, ma che possiedono comunque una bellissima poetica e, anche se non ve lo aspetterete mai, molto scorrevoli e pieni di magia.
Lessi lo Hobbit quando avevo circa undici o dodici anni, la mia edizione di questo libro è vecchia quasi quanto me ed è parecchio rovinata, ma è uno dei libri che ho conservato più gelosamente perché lo ritengo un vero gioiellino della letteratura.
Tolkien ha un valore molto speciale per me, mi ha accompagnata per tutta la vita e continua ad avere un valore affettivo molto grande: mia madre iniziò a leggere il Signore degli anelli durante la gravidanza e lo terminò al mio concepimento. Questo vi basta pensare a quanto io sia legata a questo scrittore e quanto, negli anni successivi, mia madre abbia contribuito a farmelo amare ed io a voler comunque seguire una specie di tradizione, sebbene io sia in ritardo di ben tre anni nel leggere il Signore degli Anelli. Nell'accettare questa sfida, ho riletto lo Hobbit, essendo passati svariati anni ed io non avessi alcuna memoria di questo bellissimo romanzo, ed è stato un viaggio inaspettato (come direbbe il titolo del primo adattamento cinematografico de Lo Hobbit che adoro, ma mai quanto quello de Il signore degli Anelli). Fatta questa premessa, per chi non avesse mai affrontato Tolkien voglio dare delle piccole linee guida: innanzitutto, diffidate da chi critica Tolkien. Ho trovato molte persone che hanno contestualizzato male le sue opere e mi duole dirlo, ma chi considera noioso Tolkien probabilmente deve cambiare genere narrativo, in quanto J.R.R. è uno dei padri fondatori dell'High Fantasy e se abbiamo gente come Sanderson, la Le Guin o (sì, perché no) J.K. Rowling lo dobbiamo senz'altro a lui.
In secondo luogo, no, Tolkien non è complesso, né tantomeno lento, specialmente poi ne Lo hobbit che procede a ritmo molto veloce e non si prende tutta la calma del mondo come ne Il Signore degli Anelli, ma in ogni caso no, non è né lento né complesso. Chiunque può leggere le sue opere e trovarle meravigliose. L'unico difetto –se posso chiamarlo così, io lo trovo un pregio– è quello di dare tante informazioni concentrate in capitoli unici, quindi probabilmente al termine di quel capitolo avrete assorbito talmente tante notizie che dovrete prendervi un po' di tempo per riflettere; quindi, la lentezza è ben altro, credetemi. Se però siete appassionati di azione e brivido, lasciate stare: Tolkien è per chi ama le descrizioni lunghe e ben sviluppate, riesce davvero a plasmare un mondo davanti ai vostri occhi, odori, profumi, persino le canzoni ve le canterete nella mente.
Qualitativamente non si potrebbe trovare di meglio, sebbene passando da questo prequel e il suo seguito più corposo noterete un cambio di tono e stile che vi lasceranno davvero interdetti. 
Lo hobbit è un ottimo libro da leggere nei periodi autunnali e invernali, ne rievoca spesso le colorazioni, i profumi e gli ambienti, ma questo lo si potrebbe dire di tutti i suoi libri. 
La trama de Lo Hobbit è strutturata per essere semplice e per un target più giovane rispetto a quello de Il Signore degli Anelli, ed è stato anche il primo che lui stesso ha scritto, quindi l'immensità del suo successore non sarebbe niente senza la semplicità di questo prequel. Lo Hobbit è un libro d'avventura, fantasy ma anche di formazione, perché se dapprima troviamo un Bilbo che ama le comodità ed anche un po' egoista in qualche modo, alla fine lo troveremo trasformato. 
Credo sia una di quelle poche saghe che per quanti personaggi possa presentarti, te li ricorderai sempre tutti: restano impressi, hanno tutti qualcosa che ti fa esclamare "Ma è fantastico!" ed ognuno di noi si può rivedere in ognuno di loro. Alcuni posseggono quell'incredulità fanciullesca che fa sorridere, insomma, hanno tutto. Ed anche Thorin, per quanto austero possa sembrare, rimane un personaggio che se letto in queste pagine, riesce a catturarti, a rubare una fetta del tuo cuore.
Insomma, avrei mille cose da dire su questo libro –e il suo successore che ormai non mi spaventa più per la sua mole–, e comunque non riuscirei a trovarci un singolo difetto. Ognuno dei suoi libri è godibile in maniera differente, ha una sua anima e non dovete mai avere paura di affrontarli. Lo so che 1350 pagine possono far paura, quindi convincetevi magari ad iniziare da Lo Hobbit per farvi un poco di coraggio; e se vi può aiutare un'altra informazione, credo che il Silmarillion sia quello veramente complesso. 



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4 commenti:

  1. Non ho mai letto questo libro anche se ne sono sempre stata molto affascinata. Bellissima recensione

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  2. L’ho letto tanti anni fa e meriterebbe una rilettura

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  3. Amo Tolkien e il mondo de Il Signore degli anelli ma Lo hobbit resta il mio preferito

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