⭐️⭐️⭐️⭐️,45/5
Le storie sono come ragni con lunghe zampe, e sono come le ragnatele in cui l'uomo finisce aggrovigliato, ma che se le guardi sotto una foglia, nella rugiada del mattino, sembrano tanto belle con quel modo elegante di collegarsi una all'altra, strette strette.
Titolo: I Ragazzi di Anansi
Autore: Neil Gaiman
Editore: Mondadori
Pagine: 368
Trama: Charlie Nancy, remissivo, imbranato, grigissimo e noioso impiegatuccio inglese, non riesce a scuotersi di dosso il maledetto nomignolo di "Ciccio Charlie", datogli dal padre quand'era bambino. È solo uno dei tanti imbarazzanti lasciti del genitore, morto durante una farneticante session di karaoke dall'altra parte dell'oceano. Ma il vero guaio è che Mr Nancy ha lasciato in eredità a Charlie anche parecchie altre cose, per esempio un fratello, di cui lui non sospetta nemmeno lontanamente l'esistenza. Perché il papà di Charlie era in realtà una potentissima divinità africana beffarda e dissacratrice, il Dio-Ragno Anansi...
Neil Gaiman è da sempre uno dei miei scrittori preferiti sin da quando ho letto American Gods, che tuttora rimane il suo libro meglio scritto a mio parere. I Ragazzi di Anansi si colloca dopo gli avvenimenti di American Gods ma distaccato dalla storia principale che mi ha fatto innamorare del suo predecessore: in sostanza, condividono lo stesso universo, ma non c'entrano nulla l'uno con l'altro. O forse sì, se consideriamo gli Dei come anello che congiunge i due romanzi, ma mentre American Gods era più generico, partendo dalla norrena e riuscendo a toccare tutte le altre, quella de I Ragazzi di Anansi si concentra maggiormente su quella africana, e specialmente sul Dio Anansi, il corrispettivo africano del Loki norreno, in quanto anch'esso amava prendersi gioco delle altre divinità ; eppure il protagonista non è per forza Anansi –che in American Gods si chiama Mr Nancy–, ma bensì il figlio sfortunato, Charlie Nancy (o come dice il libro, Ciccio Charlie –e il body shaming si spreca–).
E' all'altezza di American Gods? Assolutamente no, niente al momento è davvero all'altezza di American Gods, nemmeno gli stessi libri di Gaiman, per quanto abbia trovato davvero tante similitudini con il primo romanzo ma meno coinvolgimento e molta più ilarità .
Come sempre, Gaiman ci porta in un fantasy mitologico che funziona, fa ridere e non è mai così scontato come uno potrebbe pensare, dissemina spesso indizi per tutto il libro. Qualitativamente, lo trovo superiore a moltissimi suoi contemporanei e anche alle new entry del panorama mondiale del fantasy, e non tanto per il suo stile di scrittura, ma quanto per il suo modo di raccontare, di farci ridere e di costruire le storie che stanno dietro ai suoi libri. I ragazzi di Anansi è comunque un bel libro, forse non bello quanto mi aspettavo da un libro che condivide l'universo di American Gods, ma abbastanza coinvolgente da stargli dietro.
E' scorrevole, è avvincente, ha personaggi con un certo spessore –specialmente umani, disperati e anche un po' fessi–, mai caricaturali e, cosa che apprezzo ogni volta, non sono mai delle Mary Sue. Non sono mai perfetti, non devono per forza dimostrare qualcosa al mondo, molto spesso hanno l'autostima sotto le scarpe, ognuno di noi si può rivedere in un Charles Nancy.
Fra le altre cose, per chi non conosce Gaiman, i suoi personaggi –esclusi quelli dell'universo di Sandman che appunto sono sempre comunque dei– hanno sempre una variante che secondo me li rende tutti unici a loro modo: per assurdo, Shadow Moon (protagonista di American Gods) non era proprio una cima, mentre Charles Nancy ha la timidezza e l'essere imbranato, ma entrambi condividono un viaggio che li porterà per forza ad evolversi, a comprendere quanto di divino c'è in loro.
Per capire Neil Gaiman ci vuole un po' di mente aperta e una gran quantità di cinismo, perché lui è tutto questo: un visionario ma con quel retrogusto amaro della propria disillusione alla vita. Se non si possiedono questi due requisiti, non si potrà mai apprezzare Gaiman.
Fondamentalmente, ogni suo libro è un viaggio dentro a noi stessi, sono tutti romanzi di formazione in qualche modo che aiutano ad avere un po' più di fiducia in noi stessi, che non bisogna essere per forza qualcosa che non siamo per essere felici. E questo aspetto si ripresenta ciclicamente in tutti i suoi romanzi: Coraline viaggia tra due mondi solo per comprendere quanto ella ami la sua famiglia; in Stardust Tristran Thorn viaggia tra due paesi per una promessa, accorgendosi alla fine che quella promessa non valeva niente ma trovando il vero amore; Shadow Moon trova se stesso e la verità in American Gods, ed, infine, Charles Nancy trova sia se stesso che la sua redenzione.
E come appunto ogni libro di Gaiman, anche questo è assolutamente semplice da leggere, perché non necessita, come King, di un linguaggio forte per arrivare al cuore del pubblico. Gli basta farti trovare te stesso in quel libro, e così fa I ragazzi di Anansi, e sfido chiunque a dirmi che qualcuno non ha mai pensato, come Charles, che la vita giri sempre nel modo sbagliato.










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