Casa di Foglie di Mark Z. Danielewski


⭐️⭐️⭐️,8/5
Tutti quanti raccontiamo storie per proteggerci


Titolo: Casa di foglie
Autore: Mark Z. Danielewski
Editore: 66th and 2nd
Pagine: 723
Trama: Quando la prima edizione di "Casa di foglie" iniziò a circolare negli Stati Uniti, affiorando a poco a poco su Internet, nessuno avrebbe potuto immaginare il seguito di appassionati che avrebbe raccolto. All'inizio tra i più giovani - musicisti, tatuatori, programmatori, ecologisti, drogati di adrenalina -, poi presso un pubblico sempre più ampio. Finché Stephen King, in una conversazione pubblicata sul «New York Times Magazine», non indicò "Casa di foglie" come il Moby Dick del genere horror. Un horror letterario che si tramuta in un attacco al concetto stesso di «narrazione». Qualcun altro l'ha definita una storia d'amore scritta da un semiologo, un mosaico narrativo in bilico tra la suspense e un onirico viaggio nel subconscio. O ancora: una bizzarra invenzione à la Pynchon, pervasa dall'ossessione linguistica di Nabokov e mutevole come un borgesiano labirinto dell'irrealtà. Impossibile inquadrare in una formula l'inquietante debutto di Mark Z. Danielewski, o anche solo provare a ricostruirne la trama, punteggiata di citazioni, digressioni erudite, immagini e appendici. La storia ruota intorno a un misterioso manoscritto rinvenuto in un baule dopo la morte del suo estensore, l'anziano Zampanò, e consiste nell'esplorazione di un film di culto girato nella casa stregata di Ash Tree Lane in cui viveva la famiglia del regista, Will Navidson, premio Pulitzer per la fotografia, che finirà per svelare un abisso senza fine, spalancato su una tenebra senziente e ferina, capace di inghiottire chiunque osi disturbarla.

Facciamo una breve premessa prima di darvi il mio parere su quest'opera magistrale: non è un libro per tutti. Questa è la prima cosa che imparerete su Casa di foglie, e non lo dico per sentirmi elitaria o per farvi desistere dalla lettura, ma effettivamente quando leggerete la prefazione troverete proprio testuali parole. 
Questo libro non è per tutti, serve un lettore molto attento, minuzioso e che abbia una notevole pazienza e non molli dopo cinquanta pagine, anche se sarà il vostro desiderio chiudere tutto e passare ad una lettura più soddisfacente. Tranquilli, per mesi mi sono arrovellata anche io sul perché fossi tanto masochista da continuare una simile lettura, eppure quando riesci a terminarlo –e a comprenderlo sino in fondo– allora ti sentirai davvero soddisfatto.
E' un libro horror? Sì, un horror molto psicologico, ma è anche una specie di rebus, un romanzo che racchiude molti indizi e penso che andrebbe letto almeno un paio di volte. 
Il fatto è che il significato vero e proprio non esiste in questo libro: ho visionato molte video recensioni di bookblogger che lo avevano letto mesi prima e tutti abbiamo avuto un'interpretazione diversa di questo libro –sebbene tutte alla fine combaciano in un punto solo che non vi svelerò, perché vi rovinerebbe la sorpresa–. 
Casa di foglie però non è solo un romanzo horror, sarebbe riduttivo parlare di questo libro in questi termini: io penso sia più un manuale per abituare il lettore ad essere più accorto, a non dimenticare quei dettagli che facilmente si danno per scontati. In questo libro, niente è scontato: è come una persona, va compresa in ogni dettaglio.
E' geniale, non solo per rendere molto realistica la storia a cui gira attorno, ma anche per dare una sensazione di costante ansia e claustrofobia; è scritto con un lessico che passa senza chiedere il permesso a nessuno dal linguaggio puramente accademico a quello confidenziale (sì, scoprirete che il libro è raccontato da due punti di vista).
Per questo dico che non è per tutti e che spero che prendiate questa mia recensione più come una guida all'approccio di questo romanzo che come una vera e propria recensione.
La prima regola, quindi, ve l'ho già data: mai dare per scontato qualsiasi passaggio. E' importante che memorizziate ogni cosa che vi dice e che gli diate tutta la vostra attenzione. E' un libro particolarmente stancante, vi risucchierà le energie, ma dopo di esso valuterete le vostre letture in altri modi, ve lo garantisco.
La seconda regola è: se non siete abituati ad un ritmo lento e che cambia spesso voce narrante, lasciate perdere. E' capace di farvi impazzire e di portarvi dove egli desidera.
Terza regola: qualsiasi interpretazione gli darete, è quella corretta.
C'è anche da fare un appunto sul fatto che quest'opera è stata scritta in dieci anni di durissimo lavoro da parte di Danielewski che pubblicava a cadenza mensile –mi pare fosse mensile, ma potrei sbagliarmi– pezzi o stralci dei capitoli che oggi voi ritrovate in questa meravigliosa edizione. 
Anni fa fu portato in Italia dalla Mondadori ma risultò incompleto e illeggibile, e così nel 2019 la 66th and 2nd ci ha omaggiati di questa bellissima edizione, che qualitativamente è un romanzo che è degno di essere letto. Il problema è che appunto non tutti ne sono capaci, è una questione puramente oggettiva. Ha un lessico molto ricercato e non è per niente scorrevole. Ci ho impiegato circa due o tre mesi per terminarlo ed è stata una vera epopea; però, se riesce a prenderti com'è successo con me, riesce ad ossessionarti. Forse è questo il senso intrinseco di Casa di foglie, l'ossessione, perché è ciò che succede anche al protagonista di questa storia –no, non è spoiler, è la prima cosa che vi salterà all'occhio nella prefazione, tranquilli–.
La trama, poi, ci mette moltissimo a svilupparsi: ci vuole almeno almeno che arriviate a metà libro perché inizi la parte migliore, e nel frattempo voi siete lì con un pacchetto di kleenex a maledire il giorno in cui avete speso ventotto euro per un libro dove non succede nulla. Non vi preoccupate, da metà in poi succede il finimondo, vi ripaga di tutta la pazienza che gli avete dato.


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