Titolo: Le Black Holes
Autore: Borja Gonzàlez
Editore: Oscar Mondadori (Collana Oscar Ink)
Pagine: 128
Genere: Graphic Novel
Trama: Una favola “dolcemacabra” sugli struggimenti della giovinezza e sul potere dei desideri.
Nella meraviglia onirica di una palette cromatica inconfondibile, due storie parallele si intrecciano e inseguono in un racconto di sogni e desideri giovanili. 1856: Teresa, giovane aristocratica, è più interessata a scrivere poesie horror d’avanguardia che a fare un buon matrimonio. 2016: tre adolescenti stanno mettendo su un gruppo punk chiamato Le Black Holes. Hanno tutto ciò che serve: look, grinta, istinto… e una totale mancanza di talento musicale. Non appena iniziano a provare, però, strani eventi si manifestano. Il loro mondo e quello di Teresa collidono, e le tre ragazze vengono inseguite dall’eco di qualcosa che è successo 160 anni prima.
La prima cosa che mi è saltata all'occhio di questa nuova uscita targata Mondadori è sicuramente la palette: richiamava in tutto i colori che utilizzo solitamente nelle foto, grazie anche ad un particolare filtro che inserisco tramite photoshop. In qualche modo mi ricorda una via di mezzo tra lo stile Tumblr e quello di alcuni dipinti, infondendo anche una certa pace e malinconia assieme alla natura che circonda i luoghi in cui abito. Ergo, Le black holes mi chiamava sempre più, e se avete un'anima un po' punk e avete come me il sogno di creare una band, allora risponderete anche voi alla chiamata di questa graphic novel che vi strapperà un sorriso e vi farà battere il cuore non appena leggerete "The Cramps". Se non sapete chi siano (male, molto molto male), sappiate solo che non è un gruppo inventato dall'autore, sono realmente esistiti e sono un caposaldo dell'horror punk tanto quanto lo sono i Misfits, però penso che ci stiano alla grande, anche se effettivamente le Black Holes mi hanno ricordato le Donnas, un altro gruppo punk americano tutto al femminile e con un sound davvero esplosivo (adattissimo tra l'altro per le vicende di questa storia ambientata ai giorni nostri).
Sinceramente, non ho trovato nulla di "dolcemacabro" come diceva la presentazione di Mondadori: non ci spaventiamo più per gli scheletri (io men che meno, anzi, direi che il mio amore per la tassidermia mi ha spinto a farmeli amici), né per i fantasmi o per i mostri antropomorfi (di questi siamo invasi). Definirei Le Black Holes per quel che è: un buon prodotto d'intrattenimento. Tutti hanno cercato nell'ultima settimana di trovare un significato a questa storia, sono nate vere e proprie teorie a riguardo, persino io ne ho un paio che però non divulgherò qui perché lo considererei un enorme spoiler; però, c'è anche da dire che la fama e il successo di quest'opera è dovuta soprattutto per queste teorie, confutabili o meno, nate dalle menti di bookblogger come me e che, vi dirò, hanno alimentato eccessivamente l'hype per questa graphic novel.
Non vi è una tesi giusta o sbagliata, non troverete risposte ai vostri mille perchè: semplicemente, a volte l'arte è solo questo. Arte. Non c'è da stupirsi o arrabbiarsi. Se poi volete darci per forza un significato come ho fatto anche io (e mi piace molto come teoria, devo dire), allora fatelo. Tutte le teorie sono corrette, è un'opera che si presta moltissimo alla libera interpretazione.
Ed è anche molto scorrevole, la finirete sicuramente in una ventina di minuti e, come la maggior parte di noi, la dovrete rileggere per comprenderla meglio (magari rileggendola addirittura al contrario –non chiedete, sono congetture e scuole di pensiero che si sono create in questi giorni mentre lo si leggeva–)
Anche i personaggi sembrano tutti lievemente abbozzati, tuttavia mi sono fatta l'idea che sia tutta una macchinazione dell'autore per farci andare fuori strada e immaginare trame intricatissime. Ed è proprio questo il bello dell'arte: non deve per forza avere un significato ben delineato, ognuno vede quello che vuol vedere. Ciò nonostante, la cosa non mi ha del tutto spiazzata, il suo voler lasciare i personaggi delle anonime comparse di cui ricorderemo vagamente il nome alla fine ha comunque un suo senso, almeno secondo il mio personalissimo parere. Ciò che invece mi è davvero piaciuto è l'alternarsi di palette magnifiche, che tendono al vivido, al pastello o al monocromatico a seconda di linea temporale e persino mood del personaggio. E devo dire che le palette utilizzate sono sempre bellissime (nonostante io lo abbia letto in bianco e nero e abbia visto colo successivamente i colori originali, un altro motivo per cui vi consiglio di prenderlo cartaceo).Insomma, alla fine Le Black Holes è un prodotto capace di intrattenere e di farci immedesimare in una delle due protagoniste: qualunque significato ci troverete, arriverete sempre a pensare che in un modo o nell'altro, anche voi vi siete sentiti come Teresa e Gloria, ovvero incomprese. Credo che prima di tutto questa Graphic Novel possa effettivamente spiegare a tutto tondo che cosa significa sentirsi degli outsiders (un po' come si sentono quei micro-gruppi di persone che si definiscono alternativi proprio per questo, e non per una moda che li porta ad avere piercing, tatuaggi o capelli colorati, ma perché è una sensazione palpabile quella di sentirsi non accettati dal mondo o semplicemente inadeguati ad un sistema) e quindi sì, è sia istruttiva da questo punto di vista, sia in qualche modo riflessiva.
Però lo fa con un sottofondo molto punk, e in qualche modo è impossibile non canticchiare il motivetto di Color me Black dei The Cramps.












Mi incuriosisce molto questa geafic novel. Bella recensione
RispondiEliminaLa consiglio soprattutto per le idee diverse che si tendono a creare. Ognuno ha una sua teoria, stile complotti dei terrapiattisti
EliminaMamma mia sembra bellissima, dai colori alla storia! Penso che la leggerò per ammirare meglio le illustrazioni! -Emilia-
RispondiEliminaFallo, Emi. È piacevolissima sia all'occhio che alla vista
EliminaA me è piaciuta moltissimo. Hai ragione quando dici che ognuno può trovarci il significato profondo che vuole e che si presta bene a tutti 👍
RispondiEliminaNon c'è giusto o sbagliato, ognuno interpreta a modo suo. È il bello dell'arte: la libertá di pensiero
EliminaIo ho sempre voluto leggere graphic novel, magari questo potrebbe essere un punto di inizio!
RispondiEliminaSiiii, è breve ed è davvero carina. Secondo me è un ottimo punto d'inizio
EliminaOkay, sono ufficialmente innamorata dei disegni e della palette utilizzata!
RispondiEliminaGrazie per la recensione <3
Figurati 😍 penso sia la cosa migliore la palette e come viene utilizzata
EliminaUna presentazione meravigliosa...piena di coscienza e rispetto dell'arte per l'arte in un mondo che si interroga forse fin troppo sui perchè e sui come...grazie!
RispondiEliminaGrazie a te 😍 sono felice di aver espresso al meglio il senso di ciò che volevo dire e di cosa mi ha infuso alla fine questa graphic
EliminaBellissima recensione Silvia. Mi ha colpito!
RispondiEliminaGrazie tesoro 💖
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