⭐️⭐️⭐️/5
Titolo: Il viaggio di Halla
Autore: Naomi Mitchison
Editore: Fazi Editore
Autore: Naomi Mitchison
Editore: Fazi Editore
Pagine: 180
Trama: Un classico della letteratura fantasy del Novecento scaturito dalla penna di una scrittrice tutta da riscoprire, grande amica e prima lettrice di J.R.R. Tolkien. Questa è la storia di Halla, figlia di un re che decide di abbandonarla nei boschi. Qui viene accudita dagli orsi e poi cresciuta dai draghi sulle montagne rocciose; ma il tempo dei draghi, minacciati dagli odiosi e crudeli esseri umani, sta per finire. Odino, Padre di tutte le cose, offre ad Halla una scelta: vivere alla maniera dei draghi, accumulando tesori da difendere, o viaggiare leggera e attraversare il mondo con passo lieve? Iniziano così le fantastiche avventure della ragazza, che girovagherà alla scoperta di nuove terre e antiche leggende, in mezzo a creature incredibili, luoghi misteriosi e magie dimenticate. La sua conoscenza di tutti i linguaggi, sia quelli umani che quelli animali, la aiuterà ad andare oltre le apparenze, ma anche a mettere in discussione ciò in cui ha sempre creduto, mentre affronta, una dopo l'altra, le nuove sfide sul suo cammino. Mitchison ci prende per mano e ci conduce in una favola senza tempo, dove le divinità dei miti nordici convivono con i personaggi della letteratura fantasy per mostrare il valore di comprensione e tolleranza.
Non ho molto feeling con la mitologia norrena: forse perché me l'hanno proposta in tutte le salse, forse perché è diventata una moda ricorrente, un'onda cavalcata da moltissimi per seguire la scia che Vikings si è lasciata dietro. Questo, però, non è il caso de Il viaggio di Halla che sì, mischia la mitologia norrena con uno stile riconducibile ad un Herman Hesse al femminile, usandolo per un viaggio mistico e allegorico che ognuno di noi può interpretare a suo modo.
Chi era Naomi Mitchison? Ora, tutti sappiamo aprire Wikipedia e vedere chi è stata questa scrittrice, poetessa e saggista britannica, ma so che una delle poche informazioni che vi ricorderete con maggior impatto è sicuramente il fatto che fosse amica e prima lettrice di Tolkien; in secondo luogo, era anche un'attivista e una femminista.
Essenzialmente, Il viaggio di Halla, come ho descritto poco prima, è un viaggio, una fiaba allegorica che ci prende per mano e ci mostra un cammino alla ricerca di qualcosa di molto più significativo.
Noi stessi? La verità ? Una nuova prospettiva?
Forse tutte e tre.
Halla viene cresciuta prima da un'orsa e poi da un drago, e prende come sua il punto di vista delle due specie ed è uno degli aspetti più interessanti del personaggio e della sua crescita. Parte senza alcuna consapevolezza di sé, o meglio, una consapevolezza errata dovuta all'ambiente in cui cresce, odiando ciò che le hanno insegnato ad odiare e apprezzando fattori che, magari, un lettore esterno non può capire. Questo per dire quanto l'ambiente in cui cresciamo possa influenzare spesso le nostre forme di giudizio riguardo a tutto ciò che sta all'esterno, le abitudini e le considerazioni che ne traiamo. Halla odia gli uomini perché i draghi le hanno insegnato così, eppure nel corso del suo viaggio ha modo di cambiare idea su alcuni di loro, ritrovandosi ad affezionarsi al suo "nemico" e ad aiutarli.
Eppure Halla viene in contatto con forze maggiori, da cui poi dipenderà la sua scelta di intraprendere questo meraviglioso viaggio che la porterà , inesorabilmente a cambiare il suo punto di vista, a cercare la verità su di sé e sul mondo, a trovare un posto per lei nel futuro.
Il viaggio di Halla ricorda vagamente il Siddharta di Hesse, ne segue uno stesso filo conduttore: un viaggio che pare senza fine per la conoscenza, con la differenza che Siddharta riesce nel suo intento senza mai mancare alle proprie promesse, mentre Halla, a conti fatti, si ritrova ad un vicolo cieco (ed entrambi li considero finali non esattamente a lieto fine, ma non devono esserlo per forza, per il semplice fatto che sono atti alla riflessione).
Il viaggio di Halla, a mio parere, è il percorso che ognuno di noi sceglie di fare ad un certo punto della propria vita, partendo da un'ambiente famigliare che fino a quel momento per poi entrare nel mondo e trovare le risposte che cercavamo, scoprendo verità anche scomode e cambiando idea nel corso del tempo. E' imparare ad accettare le differenze e tollerarle –lo stesso processo che mette in atto Halla con gli uomini che alla fine aiuterà –, innamorarsi forse, e arrivare alla fine del percorso con altri mille dubbi.
Dove andrò? Che cosa farò ora?
Mi viene spontaneo fare il confronto con il romanzo di Hesse perché hanno esiti diversi: come ho scritto, Siddharta continua il suo viaggio sino a che non è soddisfatto e trova effettivamente ciò che cerca; invece Halla si accontenta.
E se in realtà il messaggio fosse proprio questo? Se alla fine, gira e rigira, per quanto possiamo cercare un posto nel mondo, uno scopo, alla fine ci dovremo accontentare di qualcosa che prima non avremmo potuto considerare come soluzione?
Sì, magari è una riflessione stupida, però mi ha portato a pensare che forse ricerchiamo qualcosa di al di sopra delle nostre aspettative perché ci figuriamo in quella maniera, eppure la soluzione potrebbe essere sotto i nostri occhi o esserci addirittura capitata sotto al naso per anni, come appunto capita ad Halla più e più volte. Per quanto il finale di questo libro possa essere in qualche modo spiazzante (sì, spiazzante), trovo che abbia un senso se messo dietro a questo significato.
Qualitativamente parlando, è un libro alquanto piacevole, una fiaba per qualsiasi età ma che, come il Piccolo Principe, può essere compresa solo da chi ha voglia di guardarla sotto un'altra prospettiva. Un libro per chi ha una mente aperta e si lascia condurre per le vie di Costantinopoli e su, fino all'estremo Nord.
Eppure, io mi aspettavo qualcosa di più, lo ammetto: ha uno stile sublime, è scorrevole e non annoia, però forse avrei preferito un altro finale, un'altra scelta. Questo è il grosso problema: crea grandissime aspettative –specialmente se avete letto Siddharta– che purtroppo trova un risvolto finale troppo raffazzonato. Speravo nelle convinzioni più fervide di Halla? Sì, lo ammetto. Eppure, non mi sento di dire di essere del tutto delusa: alla fine, ci riduciamo tutti ad essere dei materialisti, ad accontentarci di ciò che ci può dare soddisfazione, anche momentanea.













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